Il Tribunale di Napoli ha pronunciato la sentenza di assoluzione con formula piena nei confronti di Fabio Riccardi, 42enne di Ponticelli, accusato di sequestro di persona aggravato dal metodo mafioso. Riccardi, indicato dagli inquirenti come reggente del clan De Micco, noto come “Bodo”, è stato assolto al termine del processo celebrato con rito ordinario.
La Direzione Distrettuale Antimafia aveva richiesto una condanna a 8 anni di reclusione, sostenendo che Riccardi fosse il mandante di una serie di pressioni ai danni del fratello di un esponente del clan rivale De Luca Bossa-Minichini. Secondo l’accusa, l’uomo sarebbe stato costretto a salire in auto per essere condotto a un incontro con “Fabiolino”. Tuttavia, la difesa, affidata agli avvocati Leopoldo Perone e Giovanni Nappo, ha confutato tali ricostruzioni convincendo i giudici a ribaltare la posizione dell’imputato.
La vicenda risale ad agosto 2024, quando i Carabinieri hanno indagato su un sequestro avvenuto all’interno di un bar nel rione De Gasperi. La vittima, fratello di Francesco Audino detto “‘o cinese”, figura di spicco del clan De Luca Bossa-Minichini, non ha sporto denuncia e ha fornito una versione poco chiara ai militari. Le indagini si sono basate su intercettazioni ambientali e analisi dei filmati delle telecamere di sorveglianza, che hanno permesso di ricostruire con maggior precisione i fatti.
Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, l’azione si inseriva in un contesto di ritorsione per un’aggressione subita in carcere da Salvatore De Martino, affiliato al gruppo criminale alleato dei De Micco. Il rapimento-lampo nel bar sarebbe stato orchestrato dai “Bodo” per imporre una mediazione forzata. Tre giovani legati al clan, Giuseppe Perrella, Romualdo Amitrano e Alessio La Volla, avrebbero prelevato la vittima con modalità perentorie. Amitrano e La Volla sono già stati giudicati con rito abbreviato per lo stesso episodio.
Nonostante l’assoluzione di Riccardi per questa specifica accusa, l’uomo resta detenuto per altri motivi. La sentenza rappresenta un momento importante nell’ambito delle indagini sui clan di Ponticelli, confermando la complessità nel perseguire i reati legati alla criminalità organizzata in contesti caratterizzati da omertà e difficoltà investigative.
Le autorità continuano a monitorare la situazione nel quartiere De Gasperi, dove la presenza dei clan condiziona la vita quotidiana dei residenti e le dinamiche sociali. Sono in corso ulteriori accertamenti per contrastare le attività illecite e garantire maggiore sicurezza alla comunità.
Approfondimento
Il caso di Ponticelli evidenzia le difficoltà investigative legate ai reati di stampo mafioso, dove il silenzio delle vittime e la complessità delle dinamiche interne ai clan rappresentano un ostacolo significativo per le forze dell’ordine. L’uso di microspie e l’analisi dei sistemi di videosorveglianza si sono rivelati strumenti fondamentali per ricostruire eventi altrimenti oscuri, sottolineando l’importanza di tecniche investigative avanzate nella lotta alla criminalità organizzata nella periferia napoletana.
La scheda
- Luogo: Rione De Gasperi, Ponticelli (Napoli)
- Accusato: Fabio Riccardi, 42 anni, presunto reggente clan De Micco
- Accusa: Sequestro di persona aggravato dal metodo mafioso
- Esito: Assoluzione con formula piena
- Indagini: Microspie, telecamere di sorveglianza
- Contesto: Vendetta per aggressione in carcere contro affiliato alleato

