Un momento di civiltà si trasforma in un incubo. È quanto accaduto a Casoria, dove una semplice richiesta di liberazione di un posto auto riservato ai disabili si è trasformata in una violenta aggressione all’interno di un condominio. Protagoniste della vicenda, resa nota grazie alla denuncia del deputato Francesco Emilio Borrelli, una madre e i suoi due figli, colpiti da una brutalità inaudita da parte dei loro storici vicini.
La scintilla scatta quando la donna chiede di liberare lo stallo riservato e numerato per il figlio gravemente malato. Chi occupa abusivamente il posto respinge ogni richiesta, arrogandosi un diritto che non gli appartiene. «“Anche mio padre è disabile”, mi hanno risposto, come se questo giustificasse il sopruso», racconta la madre, visibilmente scossa. La sua richiesta di spiegazioni diventa il preludio a una situazione esplosiva.
Con il telefonino in mano, intenta a documentare l’abuso, la donna provoca la reazione delle sue aguzzine. «Nel momento in cui ho cercato di fotografare la targa, si è scatenato l’inferno», prosegue. Quattro donne irrompono nel suo appartamento, aggredendo la famiglia in un contesto già teso, dove il figlio gravemente malato assiste impotente.
Ma la situazione precipita ulteriormente. Un uomo, apparentemente fratello delle donne, sopraggiunge armato di un casco da moto. «Mio figlio è stato colpito in faccia mentre tentava di proteggermi. È in ospedale ora, spero che non debba essere operato», racconta la madre, con la voce tremante. L’intervento tempestivo dei Carabinieri ha impedito che la situazione degenerasse ulteriormente, portando all’identificazione e alla denuncia di tre persone per rissa.
“Una violenza inaudita, che supera ogni limite”, commenta il deputato Borrelli, esprimendo la sua indignazione per un atto che colpisce non solo la famiglia coinvolta, ma l’intera comunità. Anche l’assessore Salvatore Iavarone si unisce al coro, sottolineando l’assoluta necessità di punire severamente chi si è reso protagonista di tale violenza.
Intanto, la signora Anna invita a riflettere sull’ipocrisia di chi ha compiuto l’aggressione: «Queste persone si sono sempre presentate come “per bene”, conoscono la nostra storia e il nostro dolore. Non rimarrò in silenzio, la giustizia deve fare il suo corso». Le sue parole risuonano forti, mentre il quartiere si interroga su come sia possibile che in un contesto di convivenza civile possano accadere simili atrocità.
Resta ora da chiarire la dinamica esatta della vicenda e come le istituzioni reagiranno a questo grave episodio di violenza. La comunità di Casoria attende risposte, ma soprattutto un segnale di giustizia che faccia comprendere come atti simili non rimarranno impuniti.

