C’è una guerra silenziosa e spietata a Pianura, dove la droga è diventata non solo un problema, ma un vero e proprio business criminale radicato nel cuore del quartiere. Recenti sviluppi hanno portato alla luce una vasta rete di spaccio che si muove a pochi passi da scuole e luoghi frequentati da minori. Le autorità ora hanno acceso i riflettori su questa vicenda, svelando dettagli inquietanti e nomi noti.
Al centro di questo intricato sistema c’è Salvatore D’Anna, conosciuto come “o’ visionario”, figura chiave nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti in via E. Torricelli. Secondo quanto emerso dalla ricostruzione iniziale, D’Anna e il suo sodalizio avrebbero fatturato cifre stratosferiche, vendendo cocaina, crack, hashish e marijuana a giovani e adulti, in un contesto inaccettabile, caratterizzato dalla presenza di istituti scolastici come l’Istituto Comprensivo Statale “Don Giustino Russolillo”.
Questa piazza di spaccio era operativa h24, situata in un edificio abusivo proprio nel cortile di D’Anna. Con lui, un complice: il fratello Salvatore, noto come “Oino”, prima di essere ucciso in un colpo di camorra. La grave situazione ha portato all’aggravante di spaccio di fronte a scuole frequentate da minori, con D’Anna che si serviva di giovanissimi per sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine.
A far luce su queste dinamiche, anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che hanno descritto una rete intrisa di violenza e paura. Tra i nomi spiccano Giuseppe Contino e Salvatore Romano, i quali hanno fornito un quadro dettagliato delle tensioni e degli scontri tra i vari gruppi camorristici in lotta per il controllo della zona. Il collaboratore Yussef Aboumouslim, in particolare, ha raccontato la storia di una scissione interna che ha accesso un conflitto senza precedenti.
“Tutto è iniziato quando si sono rotte le promesse sulla gestione di una cassa comune,” ha dichiarato Aboumouslim, evidenziando come una semplice disputa economica sia degenerata in una guerra aperta, trasformando il rione in un clamoroso campo di battaglia.
Con la scia di sangue che continua a segnare Pianura, i cittadini si chiedono ora quali saranno le prossime mosse delle autorità per fermare questo ciclo di violenza. La polizia ha già iniziato a intensificare i controlli, ma resta da chiarire se queste azioni saranno sufficienti a riportare la calma in un quartiere segnato da un drammatico passato.
Intanto, tra i residenti, persiste una sensazione di inquietudine. Molti temono che questa storia non sia ancora chiusa e che, anzi, si possa assistere a nuovi, violenti sviluppi nelle prossime ore.Una rete di spacciatori che ricorda l’organizzazione di un’azienda è stata smantellata dai Carabinieri della compagnia di Napoli Bagnoli. Un’operazione che ha rivelato un quadro inquietante: una ben oliata macchina del traffico di droga operante in pieno centro, nella famosa piazza “Visionario”.
Nell’operazione sono stati coinvolti diversi membri del gruppo, specializzati nella vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti come cocaina, hashish e marijuana. La piazza si era trasformata in un vero e proprio fortino, dove pusher come Alfredo Pace, Vincenzo Ambrosio e Mario Guida si occupavano delle vendite, mentre un secondo gruppo rispondeva alle ordinazioni a domicilio attraverso un “citofono”.
Secondo quanto emerso dalla prima ricostruzione, la rete era così ben strutturata da poter essere paragonata a una catena di montaggio. Salvatore D’Anna, noto come “o’ visionario”, era il leader indiscusso dell’organizzazione, responsabile dell’approvvigionamento e della gestione delle attività. La sua figura dominava l’intero rione, controllando gli incassi e i turni di lavoro dei pusher. Il clan ha continuato ad operare indisturbato fino a quando non è stato colpito dalla legge.
La situazione ha scatenato un’ondata di preoccupazione tra i residenti: “Non mi sento più sicuro di uscire di casa”, afferma un abitante della zona. La presenza di un’attività illecita così radicata provoca ansia tra i cittadini, soprattutto considerando che parte dell’attività commerciale si svolgeva a pochi passi da scuole e asili.
Oltre ai pusher, il gruppo contava su una rete di “rider” della droga, pronti a consegnare i pacchetti a chiunque ordinasse. La scoperta che questi giovani usassero scooter comuni per svolgere le loro attività evidenzia come il traffico di droga si radichi sempre più nel tessuto sociale, coinvolgendo anche i più giovani.
Il gip ha contestato all’intero gruppo l’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, evidenziando l’aggravante delle vendite avvenute in prossimità di scuole. Un elemento che non fa che aumentare la pressione sulla comunità e le istituzioni.
Mentre gli inquirenti continuano a indagare, nel quartiere resta la sensazione che questa storia non sia ancora chiusa. Gli sviluppi futuri saranno cruciali per capire quale sarà il destino di una piazza che ha visto nascere un vero e proprio impero della droga. La domanda ora resta aperta: quali misure saranno adottate per garantire la sicurezza dei cittadini?
