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Cronaca

Ponticelli, assolto Fabio Riccardi dall’accusa di sequestro di persona aggravato

Il Tribunale di Napoli ha assolto Fabio Riccardi dall’accusa di sequestro di persona con metodo mafioso a Ponticelli.

Di La Redazione18 Luglio 2026 - 13:244 minuti fa 3 min di lettura

Il Tribunale di Napoli ha emesso una sentenza di assoluzione piena nei confronti di Fabio Riccardi, 42enne di Ponticelli, accusato di sequestro di persona aggravato dal metodo mafioso. Riccardi, ritenuto dagli inquirenti il reggente del clan De Micco, detto anche “Bodo”, era al centro di un processo seguito con rito ordinario che si è concluso con un esito favorevole alla difesa.

La pubblica accusa, rappresentata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, aveva richiesto una condanna a otto anni di reclusione, sostenendo che Riccardi avesse ordinato la coercizione di un uomo, fratello di un esponente di un clan rivale, al fine di sottoporlo a un incontro con il boss “Fabiolino”. Tuttavia, la linea difensiva degli avvocati Leopoldo Perone e Giovanni Nappo ha convinto i giudici, che hanno ribaltato l’impostazione accusatoria.

Il caso trae origine da un episodio avvenuto nell’estate del 2024, quando i Carabinieri intervennero in un bar del rione De Gasperi a Ponticelli, in seguito a un sequestro di persona segnalato da una fonte confidenziale. La vittima, fratello di Francesco Audino, detto “’o cinese” e legato al clan De Luca Bossa-Minichini, non presentò denuncia e fornì una testimonianza poco chiara.

Le indagini si basarono quindi su intercettazioni ambientali e riprese video del locale, che permisero di ricostruire la dinamica del rapimento. Secondo gli accertamenti, tre uomini vicini al clan De Micco entrarono nel bar e, con atteggiamento deciso, prelevarono la vittima per condurla all’incontro intimidatorio.

La motivazione dietro il blitz sarebbe da ricondurre a una ritorsione per un’aggressione subita in carcere da Salvatore De Martino, affiliato a un gruppo alleato dei De Micco. L’azione sarebbe stata una forma di pressione per imporre una mediazione tra le fazioni coinvolte. Per questa stessa vicenda, due degli esecutori materiali sono già stati giudicati con rito abbreviato.

Nonostante l’assoluzione per il capo d’imputazione relativo al sequestro, Fabio Riccardi resta detenuto per altre cause. Gli sviluppi del caso evidenziano la complessità delle dinamiche criminali nei quartieri di Napoli e la difficoltà di ottenere collaborazioni dalle vittime, spesso condizionate da omertà e paura.

Le istituzioni sono chiamate a proseguire nelle indagini e a garantire sicurezza e legalità nel territorio di Ponticelli, dove la presenza dei clan continua a rappresentare una sfida per la convivenza civile e per i servizi di pubblica sicurezza.

Approfondimento

Il caso di Ponticelli si inserisce in un contesto di tensioni tra clan criminali locali, in particolare i De Micco e i De Luca Bossa-Minichini. Le dinamiche di potere e le strategie di ritorsione sono al centro delle indagini, che evidenziano come il metodo mafioso si manifesti anche attraverso azioni di intimidazione e controllo del territorio. L’episodio del sequestro-lampo nel rione De Gasperi mostra le difficoltà investigative dovute all’omertà delle vittime e all’uso di tecnologie come le microspie per raccogliere prove decisive.

La scheda

  • Accusato: Fabio Riccardi, 42 anni, presunto reggente clan De Micco
  • Accusa: sequestro di persona aggravato dal metodo mafioso
  • Luogo: rione De Gasperi, Ponticelli (Napoli)
  • Data episodio: agosto 2024
  • Esito processo: assoluzione piena
  • Altri imputati: Giuseppe Perrella, Romualdo Amitrano, Alessio La Volla (già giudicati)