Due anni e otto mesi di carcere: è questa la pena inflitta a Salvatore Langellotto, imprenditore edile di Torre Annunziata, per un’aggressione che ha scosso la comunità locale e oltre. Il Giudice Monocratico del Tribunale di Torre Annunziata ha deciso di applicare le attenuanti generiche, riducendo drasticamente la richiesta del Pubblico Ministero, che aveva chiesto una condanna di cinque anni.
La vicenda ha preso piede il 26 marzo 2023, a Sant’Agnello, dove Langellotto è stato riconosciuto colpevole di lesioni personali gravi nei confronti di Claudio d’Esposito, presidente del WWF Terre del Tirreno. Secondo la ricostruzione, il suo attacco è stato non solo violento, ma anche legato a una battaglia più ampia contro gli interessi del cemento in Costiera Sorrentina. “È stata una reazione sconsiderata e violenta a chi prova a difendere l’ambiente”, commenta un attivista locale.
In aggiunta, l’imprenditore è stato accusato di stalking nei confronti di Vincenzo Iurillo, giornalista de Il Fatto Quotidiano, che ha documentato il pestaggio. Secondo quanto emerso dalle indagini, Langellotto ha perseguitato Iurillo con minacce e molestie tra aprile 2023 e gennaio 2024, costringendolo a vivere in uno stato di costante ansia. “Ho paura per la mia sicurezza e quella della mia famiglia”, ha dichiarato il cronista, sottolineando come l’intera situazione abbia stravolto la sua vita professionale.
Ma la storia non finisce qui. Langellotto è atteso in un nuovo processo che concerne l’occupazione del sagrato della chiesa dei Santi Prisco ed Agnello da parte di cinque camion della sua ditta, benedetti dal parroco. Il prossimo incontro in aula è fissato per il 15 settembre 2026, creando ulteriori tensioni nel contesto locale. “La comunità è stanca di questo andazzo; vogliamo giustizia e rispetto della legalità”, spiegano alcuni residenti.
Ora, con la condanna di primo grado in atto, la difesa di Langellotto ha annunciato l’intenzione di presentare appello. Le prossime settimane si preannunciano cruciali per una vicenda che continua a sollevare interrogativi e preoccupazioni. Quali saranno le sue conseguenze per l’ambiente e per chi si batte per la giustizia? La domanda resta aperta.

