Un dramma che ha scosso Napoli e non solo: la morte di Domenico Caliendo, un bimbo di due anni, mette in luce gravi lacune nel percorso di cura che ha portato al suo trapianto di cuore. La vicenda si infittisce con le recenti dichiarazioni del cardiochirurgo Claudio Marra, che ha sollevato interrogativi inquietanti sul protocollo seguito nell’intervento.
Le parole di Marra, rilasciate al pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante, sembrano poter avvalorare le preoccupazioni sollevate dalla famiglia Caliendo. La mancata adozione di un sistema di supporto vitale, il “doppio Berlinheart”, ha scatenato un acceso dibattito: “Per scartare questa opzione, avrebbero dovuto esserci esami diagnostici mirati”, afferma l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, sottolineando la gravità della situazione.
Come riportato nelle prime informazioni disponibili, la documentazione clinica è carente, non mostrando traccia degli accertamenti necessari, come una TAC totale. Questi esami sarebbero stati fondamentali per valutare le condizioni del piccolo prima di procedere al trapianto. “Perché a febbraio si effettuavano TAC ogni giorno e a dicembre, quando il sistema immunitario di Domenico era più forte, non si è fatto lo stesso?” si interroga furioso l’avvocato.
Le giustificazioni addotte dalla difesa riguardo al rischio di trasporto del bambino non hanno convinto. “A febbraio era un rischio minore, e Giovanni resta un paziente fragile”, spiega l’avvocato, evidenziando come la salute del bimbo fosse compromessa da un intervento affrettato. Le polemiche crescono, amplificate dalla delicata posizione dei medici coinvolti: Guido Oppido, il cardiochirurgo che ha eseguito il trapianto, e la sua vice, Emma Bergonzoni, hanno già subito misure cautelari.
Le indagini hanno già portato all’iscrizione di sette persone nel registro degli indagati, mentre la Procura cerca di chiarire il quadro di responsabilità. In parallelo, la famiglia Caliendo non vuole giungere a un processo penale e punta a risolvere la questione attraverso un accordo di risarcimento. “Il 20 luglio avremo un incontro decisivo”, afferma Petruzzi, sperando che sia l’inizio di una conclusione meno dolorosa per la famiglia.
Nel quartiere, l’eco di questa vicenda continua a generare preoccupazione. La domanda rimane: cosa accadrà ora che l’attenzione è rivolta ai protocolli medici? E nel frattempo, la salute e la vita dei bambini come Domenico possono davvero dipendere da procedure più sicure e trasparenti?

