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Confessione di Lavitola: colpi contro l’abitazione di Ranucci, non doveva esserci ferimento

Di La Redazione13 Agosto 2026 - 18:331 ora fa 3 min di lettura
Confessione di Lavitola: colpi contro l’abitazione di Ranucci, non doveva esserci ferimento

**Roma, l’indagine sull’attentato a Ranucci si complica: Lavitola resta in carcere**

Valter Lavitola continuerà a rimanere in custodia cautelare, come stabilito dal giudice delle indagini preliminari di Roma, Iole Moricca. La decisione è arrivata al termine del suo interrogatorio di garanzia avvenuto nel carcere di Rebibbia.

Accusato di essere il mandante dell’attacco avvenuto a Pomezia il 16 ottobre scorso, Lavitola ha fornito versioni contrastanti riguardo alle motivazioni dietro il raid. Ha cercato di giustificare le sue azioni affermando di volere un rafforzamento della scorta per il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, invocando la necessità di protezione a fronte di minacce ricevute.

Tuttavia, gli inquirenti hanno mostrato scetticismo nei confronti della sua ricostruzione. Lavitola ha dichiarato di aver commissionato a Gomes Clesio Tavares un’intimidazione mediante colpi di pistola, piuttosto che un vero e proprio attentato. L’idea iniziale era di fare esplodere “quattro o cinque colpi di pistola” contro la villetta del conduttore, ma ciò che in realtà è avvenuto è stato l’uso di un ordigno rudimentale.

Le indagini hanno rivelato che i membri del commando scelti da Lavitola avevano accesso ad almeno due canali di approvvigionamento di esplosivi, rendendo improbabile l’intento di limitarsi a intimidazioni a colpi di arma da fuoco, sebbene la proposta di Lavitola mirasse a ridurre la gravità della situazione.

Intanto, l’interrogatorio di quasi cinque ore è ora oggetto di esami da parte degli investigatori. La confessione di Lavitola potrebbe influenzare i quattro indagati, attualmente in carcere o ai domiciliari, nei confronti dei quali si è aperto un nuovo fronte. I difensori dei presunti esecutori del piano hanno già avviato contatti con i loro clienti, valutando la possibilità di chiedere un ulteriore ascolto alle autorità in modo da contestare la versione fornita da Lavitola.

In aggiunta, l’analisi del materiale elettronico di Lavitola potrebbe portare all’audizione di Ranucci come persona informata sui fatti. Gli inquirenti, infatti, intendono approfondire i contenuti del cellulare e del pc sequestrati all’imprenditore, fissando una possibile convocazione del conduttore di Report non prima di settembre, poiché l’attività di analisi richiederà diverse settimane.

Le confessioni di Lavitola hanno sollevato interrogativi all’interno della politica: il partito Democratico ha già espresso la sua preoccupazione per la relazione tra Ranucci e Lavitola, ribadendo la necessità di mantenere l’integrità di Report al di fuori delle manovre politiche.

Mentre le indagini proseguono, la questione rimane complessa e nel mirino delle autorità c’è ora la necessità di verificare con attenzione ogni nuova rivelazione.Il caso di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, sta sollevando un ampio dibattito non solo sul suo operato, ma anche sulle sue recenti frequentazioni, in particolare quella con Valter Lavitola, il noto faccendiere. Le parole del senatore del PD, Walter Verini, rivelano una preoccupazione crescente riguardo all’immagine di Ranucci, che viene giudicata compromessa dai legami con personaggi ritenuti poco raccomandabili.

Verini ha esplicitamente difeso il lavoro del giornalista ma ha sottolineato come la sua amicizia con Lavitola non sia affatto appropriata: “Non avrebbe dovuto nemmeno prendere un caffè con lui”, ha commentato, esprimendo la sua disapprovazione per quanto avvenuto. La situazione è ulteriormente aggravata dalla recente aggressione subita da Ranucci, che ha destato reazioni contrastanti e una certa preoccupazione per la sicurezza del giornalista.

In un contesto in cui la destra sembra affilare le armi contro il servizio pubblico, Verini ha messo in guardia contro qualsiasi ingerenza politica nella gestione di Rai e nella determinazione del futuro di Report. Secondo il senatore, l’indipendenza dell’azienda deve essere tutelata, affinché possa operare senza pressioni esterne: “Il governo e la maggioranza devono mantenere le distanze”.

Verini ha infine espresso la speranza che Ranucci possa preservare non solo il patrimonio di Report, ma anche il bene della redazione, aggiungendo che eventuali decisioni dovrebbero spettare in esclusiva all’azienda Rai, senza interventi dall’esterno. “Cambiare le cose in Rai richiede una riforma radicale, per allontanare la politica dalla gestione aziendale”, ha concluso, esortando a creare un consenso bipartisan per restituire alla Rai la sua dignità culturale nel panorama italiano.