Il carcere di Rebibbia è il luogo in cui si svolgerà domani mattina l’interrogatorio di garanzia di Valter Lavitola, arrestato lunedì con l’accusa di aver ordinato l’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre dello scorso anno nei pressi di Roma. I rappresentanti della Dda di piazzale Clodio hanno aggiunto l’aggravante del metodo mafioso nelle contestazioni a carico di Lavitola.
Nel frattempo, è ancora latitante Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense e collaboratore di Lavitola, considerato dagli investigatori come il tramite con la banda che ha collocato l’ordigno all’esterno dell’abitazione di Ranucci a Pomezia. Secondo fonti investigative, Tavares si troverebbe attualmente in Africa e i pm stanno preparando la richiesta di estradizione per riportarlo in Italia.
Ieri, durante una perquisizione, i carabinieri del Nucleo Investigativo hanno sequestrato a Lavitola un cellulare e un computer, utilizzati per notificargli l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari. I dispositivi saranno ora sottoposti ad analisi, insieme al materiale già sequestrato il 4 luglio durante un’altra perquisizione nella residenza di Lavitola. In quella circostanza, gli inquirenti avevano acquisito tre cellulari, due pen drive e sette manoscritti, elementi che potrebbero rivelarsi cruciali per le indagini sul ruolo di Lavitola come presunto mandante dell’attentato.
Nola, scoperte le officine del riciclaggio della banda dei «cavalli di ritorno»
In volo da Napoli a Edimburgo, condanna in Scozia per tentato stupro di Nicola Cristiano
Il delitto annunciato di Pasquale Tortora: la vendetta degli Avventurato, i killer in affitto