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Nuovi dettagli sul presunto complotto contro Ranucci: coinvolti Lavitola e Tavares.

Di La Redazione11 Agosto 2026 - 14:031 ora fa 4 min di lettura
Nuovi dettagli sul presunto complotto contro Ranucci: coinvolti Lavitola e Tavares.

**Attentato al Giornalista Ranucci: I Risvolti di un’Inchiesta Sconcertante**

Un selfie scattato nel 2022 è diventato un elemento cruciale nell’inchiesta sull’attentato ai danni del conduttore del programma Report, Sigfrido Ranucci. L’immagine ritrae il giornalista con Valter Lavitola e Gomes Clesio Tavares, un incontro che, a distanza di tempo, rivela un legame inaspettato e preoccupante. La Procura di Roma ha avviato un’indagine approfondita, rivelando la rete di complicità che ha portato a un attentato dinamitardo nei confronti di Ranucci.

Il gip Iole Moricca ha identificato Lavitola come il mandante principale, accusandolo di aver orchestrato l’atto criminoso con Tavares, attualmente ricercato. Stando alle indagini, il rapporto tra i due si era rafforzato in precedenza, fino a diventare una collaborazione operativa ben definita.

Un episodio chiave risale al 15 settembre 2025, quando Lavitola e Tavares hanno effettuato un sopralluogo nei pressi dell’abitazione di Ranucci, un passo cruciale per pianificare l’attentato. Nonostante non fossero mai stati in cella insieme, il loro legame era nato durante la detenzione nel carcere di Secondigliano nel 2015.

Le indagini hanno messo in evidenza come Lavitola abbia dato specifici mandati a Tavares per trovare esplosivo sul mercato nero, mentre quest’ultimo ha sfruttato le connessioni nel nolano per stringere alleanze, tra cui quella con Pellegrino D’Avino. I rapporti tra i due sono stati confermati dalle conversazioni e dalle prove raccolte.

Attualmente, Lavitola si trova in carcere, accusato di aver agito con modalità mafiose, mentre Tavares ha fatto sapere di non poter rientrare in Italia per motivi di salute, risultando quindi latitante. La situazione si fa sempre più complessa, con sviluppi che potrebbero ancora sconvolgere il panorama giudiziario legato a questo inquietante attentato. Un caso che mette in discussione i confini della criminalità organizzata e i suoi legami con il mondo della comunicazione.Un’operazione con profonde implicazioni investigative ha portato alla luce dettagli scottanti riguardanti l’attentato rivolto all’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci. Analizzando le intercettazioni e i tabulati telefonici, gli inquirenti hanno svelato una rete complessa di comunicazioni tra i membri della banda, smontando così le versioni iniziali fornite dai sospettati.

La Procura di Roma ha delineato un “silenzio comunicativo” tra i due esecutori materiali, Antonio Passariello e Saverio Mutone, durante i momenti cruciali dell’attività. Nella serata del 16 ottobre, l’utenza di Passariello ha collegato il suo dispositivo a una rete telefonica in via Appia Nuova, confermando i suoi spostamenti verso il luogo dell’attentato.

Il messaggio del boss D’Avino, inviato tramite WhatsApp la sera dell’attentato, ha rivelato ulteriori dettagli sui rapporti con i membri della squadra, chiudendo il cerchio delle evidenze. La fabbrica dell’attentato ha utilizzato un’auto a noleggio, fatta per confondere le tracce.

Un controllo effettuato dai Carabinieri ha suscitato panico tra i responsabili della società di noleggio, come emerge da una conversazione registrata, rivelando il timore di essere coinvolti in qualcosa di più grave di quanto immaginato. Durante le perquisizioni, il titolare della concessionaria, Carmine Colucci, ha esplicitamente riconosciuto la natura criminale delle attività del gruppo, anche se non immaginava una vendetta così drammatica.

Ulteriori rivelazioni sono emerse da un’intercettazione dell’auto di Pellegrino D’Avino, dove un messaggio WhatsApp ha messo in discussione l’approvvigionamento di esplosivi da un esperto del settore. La potenza e il fervore con cui si parlava di esplosivi ha evidenziato la gravità della situazione.

Gli accertamenti nei confronti del gruppo criminale sono ancora in corso, mentre i dettagli continuano ad emergere, rivelando un quadro preoccupante che getta luce su una narrazione di violenza e intimidazione.**Lavitola e Tavares: pianificazione di un attentato mediatico contro Ranucci**

Una inquietante trama emerge dalle indagini della Procura di Roma, riguardante un progetto di attentato volto a aumentare la visibilità di Sigfrido Ranucci, noto giornalista. I documenti in possesso degli inquirenti rivelano che Valter Lavitola, in tandem con Tavares, ha delineato un piano articolato in due fasi, finalizzato a far esplodere un ordigno sotto l’abitazione di Ranucci.

Durante un sopralluogo effettuato il 15 settembre 2025 a Torvaianica, i due sono stati accertati mentre studiavano lungamente il perimetro esterno dell’abitazione del giornalista. Qui, avevano deciso il luogo esatto per collocare la bomba – vicino alla Opel Adam di Ranucci – progettando l’azione per massimizzare l’effetto mediatico senza mettere in pericolo la vita del giornalista stesso.

Dalle conversazioni analizzate si evince una dettagliata pianificazione logistica da parte di Tavares. Per evitare di utilizzare veicoli riconducibili a lui o a Lavitola, il collaboratore ha suggerito l’uso di una Renault Megane intestata a un familiare della sua compagna. Questo veicolo è stato impiegato per un sopralluogo decisivo il 10 ottobre 2025, a pochi giorni dall’attentato.

Un elemento aggiuntivo e destabilizzante della storia è la perizia dei due nel monitorare gli orari di Ranucci. Le indagini hanno rivelato che il gruppo sapeva esattamente quando la scorta del giornalista avrebbe completato la sua bonifica dell’area, creando una finestra temporale perfetta per l’esplosione, prevista per le 22:17, poco dopo la partenza della scorta.

Nonostante le intenzioni di Lavitola di utilizzare l’attentato come uno stratagemma per accrescere la popolarità di Ranucci in previsione di una candidatura politica, il piano non ha raggiunto il suo obiettivo. Le autorità sono intervenute, sventando l’inquietante progetto e smascherando l’intero scenario.

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