La battaglia per il rispetto del suolo pubblico a Napoli si fa più serrata. Il Comune ha emesso ordinanze di chiusura temporanea nei confronti di otto attività di somministrazione, tutte sorprese a occupare abusivamente spazi pubblici, malgrado ripetute diffide. Questo intervento arriva per restituire ai cittadini e ai turisti marciapiedi liberi e decorosi, in un contesto in cui l’affollamento delle strade è diventato un problema di sicurezza urbana.
Il 17 luglio, le ordinanze hanno deciso la chiusura per tre giorni di noti locali, tra cui una storica pizzeria del Vomero e una famosa pasticceria di via Toledo, coinvolgendo anche esercizi della movida a Chiaia. Stando a quanto emerso dalla prima ricostruzione, i provvedimenti sono scattati a causa della recidiva, con le attività accusate di non aver rispettato le regole già più volte violate.
La normativa comunale, introdotta di recente, prevede che dopo una prima infrazione ci sia una diffida per il gestore. Se si verifica una seconda violazione, scatta automaticamente la chiusura per 72 ore. “La situazione ha creato molta preoccupazione nella zona,” commenta un residente di Chiaia, evidenziando come i disagi per i pedoni stiano diventando insostenibili.
Le chiusure si svolgeranno nel periodo culminante delle celebrazioni per San Gennaro, quando la città si riempie di visitatori. Questo momento, di solito fondamentale per gli incassi dei locali, si trasforma quindi in un’opportunità per il Comune di dimostrare che non ci sono eccezioni, nemmeno per i locali più amati.
“Stiamo cercando di ricostruire ogni passaggio,” dicono fonti municipali, segnalando la volontà di smantellare un sistema di violazioni che ha radici profonde. La vera sfida, ora, sarà capire se questa stretta deterrente avrà successo o se, passato il momento dell’emergenza, le infrazioni continueranno a ripresentarsi con la stessa insistenza di prima.
Intanto, tra gli operatori commerciali e i residenti, resta alta l’attenzione. La domanda sul futuro di queste attività e sulla gestione degli spazi pubblici rimane aperta. Chi rispetterà le regole dettate dal Comune, e chi sceglierà di ignorarle, cercando di riprendere il controllo delle proprie strategie commerciali una volta trascorsi i tre giorni di chiusura?

