Napoli – Un dramma che si aggrava: i genitori di Martina Carbonaro, la 14enne tragicamente uccisa nel maggio 2025, devono ora stare lontani dall’imputato Alessio Tucci e dai suoi familiari. Una misura necessaria secondo la Procura per fermare una spirale di tensioni e minacce che ha colpito entrambe le famiglie dopo il delitto.
Due episodi specifici sono al centro delle contestazioni: il primo, avvenuto il 5 aprile 2026, e il secondo il 9 maggio. Entrambi hanno trovato il loro epilogo in un’aula di tribunale, nella prima udienza del processo del 19 maggio, dove si sono verificate reciproche minacce tra i familiari. La questione è complessa, e la tensione palpabile nel quartiere di Martina, dove il dolore si mescola alla giustizia.
Il Gip di Napoli Nord ha valutato la situazione e deciso di imporre il provvedimento restrittivo, che diventa cruciale per mantenere la pace. I genitori dovranno mantenere una distanza di almeno 300 metri dall’abitazione di Tucci, che si trova non lontano dal luogo in cui la giovane è stata brutalmente aggredita. La mamma di Martina, Enza Cossentino, spesso visita il sito per portare fiori, una pratica che ora presenta forti rischi.
“Si tratta di due eventi isolati,” afferma l’avvocato della famiglia Carbonaro, Sergio Pisani, sostenendo che le reazioni dei genitori non rappresentano un’intimidazione sistematica ma piuttosto momenti di intensa emotività. Tuttavia, le parole del legale non placano le preoccupazioni, poiché la scarsità di fiducia tra le famiglie persiste.
Proprio su questo punto è intervenuto l’avvocato di Tucci, Mario Mangazzo, sottolineando che la misura di divieto di avvicinamento è stata emessa in seguito a denunce per atti persecutori nei confronti della sua clientela, risalenti a episodi che si sono susseguiti tra dicembre 2025 e aprile 2026. “Il dolore dei genitori non può giustificare azioni dirette contro chi è estraneo alla vicenda,” ha commentato, evidenziando la necessità di prevenire ulteriori escalation di violenza.
Ora nel quartiere, le emozioni sono forti. I residenti si interrogano su come potrà evolvere questa situazione: la paura e la tensione sono palpabili, e le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive per il futuro di entrambe le famiglie coinvolte. La domanda rimane: come evitare che la violenza generi altro dolore in questo contesto già lacerato dalla tragedia?
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