Un nuovo capitolo si apre nella drammatica vicenda di Martina Carbonaro, la 14enne di Afragola assassinata nel maggio scorso. Oggi, il focus si sposta sui genitori della vittima, Marcello e Enza, colpiti da una misura cautelare che impone loro il divieto di avvicinamento ai familiari dell’ex fidanzato di Martina, Alessio Tucci, attualmente in giudizio per omicidio. Un provvedimento che ha sollevato polemiche e interrogativi nel quartiere.
Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord, Stefania Amodeo, ha deciso di applicare anche il braccialetto elettronico ai coniugi Carbonaro, che sono accusati di minacce nei confronti dei parenti dell’imputato. La misura, scaturita da denunce presentate dalla famiglia Tucci, si è resa necessaria a seguito di tensioni che si sono verificate durante il processo.
«La situazione ha creato molta preoccupazione nella zona», riferiscono alcuni residenti, evidenziando il clima teso che circonda la vicenda. L’avvocato della famiglia Carbonaro, Sergio Pisani, ha criticato duramente questa decisione, definendola «sproporzionata», e sostenendo che i genitori non avrebbero dovuto essere trattati come persecutori, ma come genitori in lutto.
Secondo quanto emerge dalle prime informazioni disponibili, i comportamenti ritenuti minacciosi sarebbero stati frutto di un disperato sfogo emotivo, piuttosto che di vere intenzioni intimidatorie. «Non posso condividere la decisione del Gip», ha affermato Pisani, che prevede di impugnare la misura cautelare presso il Tribunale del Riesame. «La giurisprudenza insegna che una minaccia deve essere valutata non solo sulla base delle parole, ma anche attraverso la capacità di intimidire», ha aggiunto.
Il processo a carico di Alessio Tucci, coinvolto nel drammatico omicidio di Martina, prosegue e continua a mantenere alta l’attenzione della comunità, già provata dalla tragedia. Le prossime ore saranno decisive per capire se la richiesta di revoca del provvedimento cautelare sarà accolta e se la sofferenza dei genitori di Martina sarà finalmente ascoltata.
Intanto, nel quartiere resta la sensazione che questa storia non sia ancora chiusa, e la domanda sul perché si sia arrivati a tale misura rimane sospesa nell’aria.
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