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Nuovo processo per Crescenzo Marino: la Cassazione annulla l’assoluzione a Napoli

Di La Redazione23 Agosto 2026 - 09:4415 ore fa 3 min di lettura
Nuovo processo per Crescenzo Marino: la Cassazione annulla l’assoluzione a Napoli

Il quartiere delle “Case Celesti”, situato in via Limitone di Arzano, si configura come uno dei centri nevralgici della criminalità organizzata a Napoli. Qui si sono disegnati i contorni di una battaglia per il potere, centrale nella recente sentenza della V Sezione Penale della Cassazione, risalente al 19 maggio.

Al centro della controversia emerge la figura di Crescenzo Marino, figlio del noto boss Gennaro Marino, un nome che ha recentemente guadagnato risonanza mediatica. Sebbene la sua notorietà amplifichi l’attenzione su di lui, gli aspetti legati alla sua condotta penale meritano un’analisi chiara e distaccata.

La Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte d’Appello di Napoli nel 2025, accusando quest’ultima di avere condotto un’analisi «atomistica» delle evidenze, frazionando un quadro complesso di prove che, se considerato nel suo insieme, suggerirebbe una leadership molto più pregnante di quanto finora riconosciuto, particularly tra il 2015 e il 2016.

Testimonianze dei collaboratori di giustizia

Un elemento cruciale nella decisione della Cassazione è il peso delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, in particolare quelle di Salvatore Roselli e Pasquale Cristiano. Secondo i giudici, la Corte d’Appello ha trascurato alcune testimonianze significative, definendole generiche e non pertinenti temporaneamente, quando in realtà queste posizionano Marino in una rilevante posizione di comando.

Particolarmente significativa è stata la testimonianza di Roselli, affiliato al clan Amato-Pagano, che ha indicato che, in seguito all’arresto di Roberto Manganiello nel 2016, Crescenzo Marino ha assunto il controllo del traffico di droga e delle dinamiche legate alle “Case Celesti”. La Cassazione ha ribadito che tale testimonianza non può essere semplicemente ignorata.

Documenti compromettenti e questioni irrisolte

Alla luce di come le dichiarazioni dei pentiti siano state cruciali, un altro aspetto che ha riacceso il caso è la scoperta di un manoscritto nel rifugio di Manganiello. Questo documento, contenente dettagli su affari illeciti, indicava esplicitamente la necessità di rendere conto di 10.000 euro a «Cresc» e sua madre.

Mentre i giudici d’appello avevano interpretato questa menzione come parte di un rispetto familiare, la Cassazione ha ritenuto tale visione priva di fondamento logico. La necessità di riferire all’imputato e alla madre, in una comunicazione relativa a un boss latitante, suggerisce un ruolo da coordinatore e una gerarchia che necessiterà di essere esplorata in un prossimo dibattimento.

Prospettive future del processo

Il caso è ora rinviato a una nuova sezione della Corte d’Appello di Napoli, che avrà il compito di rivedere l’intero compendio probatorio – dalle intercettazioni ai documenti, fino alle parole dei pentiti – in un’ottica che consideri ogni pezzo come parte di un mosaico complesso. Per Marino, la cui figura continua a suscitare interesse, questa nuova fase giuridica rappresenta un’opportunità di chiarire i suoi confini all’interno delle gerarchie criminali di Secondigliano.

Il procedimento riprende, e i nuovi giudici dovranno seguire le indicazioni della Cassazione, trattando con serietà ogni elemento indiziario. Questo processo promette di ridefinire il ruolo di Crescenzo Marino e l’influenza dei vertici criminali, gettando nuova luce sulle dinamiche che hanno caratterizzato il periodo di passaggio di potere in seguito alla latitanza di Manganiello.