L’America’s Cup si avvicina e il Porto di Napoli si trova in una situazione critica, senza una lista ufficiale di ormeggi. Gli armatori e le imprese nautiche lamentano l’impossibilità di pianificare turni, rifornimenti e manutenzioni necessarie in vista dell’evento internazionale.
La crescente pressione sulle banchine, in particolare per l’arrivo di imbarcazioni da regata, charter e unità di supporto, ha portato a un aumento delle richieste di posti barca. Tuttavia, molte di queste sono rimaste in stand-by a causa dell’assenza di un elenco pubblico e accessibile. Questo stallo crea gravi difficoltà per le aziende, che non possono definire correttamente i turni dell’equipaggio o organizzare gli approvvigionamenti di carburante e acqua.
La questione supera l’ambito economico. Senza un piano operativo chiaro, rischiano di saltare disposizioni vitali, come la creazione di corsie prioritarie in mare per i soccorsi e per le operazioni di emergenza. Il coordinamento tra Capitaneria di Porto, Autorità portuale, Questura e Comune diventa fondamentale per garantire la sicurezza, ma l’assenza di assegnazioni ufficiali complica la gestione logistica.
Le conseguenze per il mercato sono già evidenti. Gli armatori devono far fronte a preventivi di lavoro saltati, rifiuti di prenotazioni last minute e costi aggiuntivi per cercare soluzioni alternative. Le imprese di charter, in particolare, si trovano ad affrontare clienti riprogrammati e una reputazione locale che rischia di deteriorarsi durante un evento di così grande portata.
L’appello degli imprenditori e dei rappresentanti del settore è chiaro: è necessaria una calendarizzazione definita e la pubblicazione immediata di un elenco ufficiale degli ormeggi, comprensivo di dettagli operativi. Stabilirne tempi certi e funzioni assegnate è cruciale, non solo per evitare disguidi, ma anche per garantire la sicurezza e la stabilità economica di chi opera nel Golfo di Napoli.
La città ora attende una risposta tempestiva dalle istituzioni portuali, affinché l’America’s Cup possa essere un’occasione propizia, e non un caos organizzativo.