A Sorrento un 22enne è stato arrestato dopo essersi spacciato per perito del tribunale nel tentativo di truffare due persone anziane.
Secondo quanto ricostruito, il giovane si sarebbe qualificato come tecnico incaricato da un ufficio giudiziario per convincere le vittime a consegnare denaro o informazioni sensibili. Le due persone coinvolte, entrambe con più di 70 anni, hanno segnalato l’accaduto e l’intervento delle forze dell’ordine ha portato all’arresto del presunto responsabile, ora affidato all’autorità giudiziaria con l’accusa di tentata truffa.
Il fatto — accaduto in pieno centro cittadino — somiglia a un copione già visto: la figura che si qualifica come funzionario, il linguaggio tecnico per mettere in soggezione e la richiesta urgente di somme o documenti. Qui la novità è la scelta della veste ufficiale del “perito del tribunale”, un titolo che può sembrare meno sospetto rispetto a quello, per esempio, di un impiegato comunale, ma ugualmente efficace per aggirare la diffidenza degli anziani.
Il caso di Sorrento riporta l’attenzione su un problema ricorrente per le famiglie e per i servizi sociali: le persone più anziane restano il bersaglio preferito per raggiri costruiti sul timore e sulla fretta. Non servono numeri drammatici per capire il danno sociale: basta la paura che una telefonata o una visita possa trasformarsi in perdita economica o in violazione della privacy. Per questo la risposta non può essere solo repressiva, ma anche preventiva, con informazione capillare e reti di vicinato attive.
Per i cittadini la raccomandazione resta semplice e pratica: non consegnare denaro né dati sensibili a persone non verificate, chiedere sempre un documento ufficiale e avvertire immediatamente le forze dell’ordine contattando il 112 in caso di sospetto. Sul versante istituzionale, l’episodio sollecita Comune, servizi sociali e associazioni a intensificare i contatti con gli anziani e a ricordare le procedure per verificare l’identità di chi si presenta come rappresentante di uffici pubblici o giudiziari.
La vicenda si chiude per ora con un arresto, ma resta aperta la partita più importante: rendere più difficile per i raggiri attecchire nelle case e nella quotidianità degli over 65 della nostra provincia.
