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Crolla l’“Occhio del Diavolo” sul Vesuvio: il dispiacere che rimbalza dai sentieri ai social

Sull'orlo del cratere è ceduto l'elemento noto come 'Occhio del Diavolo'. Il crollo ha provocato un'ondata di commenti e ricordi sui social, trasformando la perdita in momento collettivo per Napoli.

Di La Redazione19 Agosto 2026 - 02:221 ora fa 2 min di lettura
Crolla l’“Occhio del Diavolo” sul Vesuvio: il dispiacere che rimbalza dai sentieri ai social

È crollato l’elemento noto come ‘Occhio del Diavolo’ sul Vesuvio, e sui social è scoppiato il dispiacere: tra ricordi, indignazione e ironia amara la perdita ha attraversato Napoli.

Il fenomeno, segnalato nella giornata di oggi, riguarda una formazione riconosciuta come punto di riferimento per escursioni e fotografie al bordo del cratere. Per molti residenti e appassionati era diventata una tappa simbolica, non solo un punto panoramico ma anche un segnaposto di ricordi personali: dai primi passi da bambino alle gite estive con gli amici. La caduta dell’elemento ha acceso un sentimento di lutto civile, espresso nelle timeline con immagini prima/dopo e post che raccontano rapporti familiari con il vulcano.

Sui social la reazione è passata rapidamente dal cordoglio alla discussione pratica: commenti che rievocano escursioni, thread fotografici con vecchie istantanee, battute amare sulla fragilità del paesaggio e richieste di maggior tutela. Non sono mancate anche osservazioni sulla gestione di accessi e sentieri: più di un utente ha ricordato la pressione turistica e l’usura dei percorsi, mentre altri hanno sottolineato il valore simbolico dell’elemento scomparso per la memoria collettiva napoletana.

Dal punto di vista tecnico, la dinamica del crollo non è ancora pubblica; spetterà agli enti competenti effettuare rilievi e valutazioni sulla stabilità dei luoghi. In assenza di evidenze ufficiali, è prudente non trarre conclusioni sul perché l’elemento si sia staccato: erosione naturale, fenomeni meterologici, o altre cause potranno emergere solo dopo sopralluoghi e accertamenti.

Intanto il fatto cambia la percezione dell’itinerario per chi frequenta il Vesuvio: guide, appassionati e operatori turistici dovranno rivedere i racconti e le mappe dei percorsi, mentre il ricordo dell’Occhio del Diavolo resterà nelle fotografie e nelle storie condivise. Per Napoli è un altro capitolo che unisce la dimensione paesaggistica alle vite quotidiane, trasformando un dettaglio geomorfologico in questione di comunità. Nei prossimi giorni si attende la parola degli organismi tecnici; fino ad allora, la conversazione pubblica continua a correre sui social e lungo i sentieri che portano al vulcano.