L’arresto a Sorrento di un 22enne che si è spacciato per perito del tribunale mette a nudo la vulnerabilità degli anziani nei confronti di truffe ben orchestrate.
I fatti: l’uomo è stato fermato dopo che aveva tentato di raggirare due persone anziane fingendo di dover compiere accertamenti ufficiali. L’intervento delle forze dell’ordine ha interrotto la truffa prima che degenerasse, ma l’episodio non è un caso isolato: il ricorso a ruoli istituzionali falsi è una tecnica ricorrente, perché la figura “ufficiale” abbassa le difese e crea alibi per entrare nelle abitazioni o ottenere dati sensibili.
La questione interessante non è solo chi è stato arrestato, ma cosa può fare subito la città per ridurre le possibilità di successo di questi raggiri. Un primo nodo pratico riguarda la verifica dell’identità: i Comuni, in collaborazione con Tribunale e Questura, possono stabilire procedure semplici e standard per la notifica preventiva di visite ufficiali — un avviso scritto o via sms da un numero riconosciuto che annunci sopralluoghi, consulenze o perizie, con un recapito verificabile per conferme.
Parallelamente serve una rete di prossimità che non sia solo repressiva. Uffici servizi sociali, parrocchie, farmacie e sportelli postali sono punti di contatto quotidiani con persone fragili; formarli a riconoscere segnali di raggiro e a indirizzare le vittime verso canali di verifica può fare la differenza. Anche le banche e gli uffici postali, dove spesso confluiscono somme dopo raggiri, devono avere procedure rapide per segnalare prelievi sospetti alle forze dell’ordine senza ostacolare gli utenti legittimi.
Dal lato delle forze dell’ordine, l’arresto dovrebbe spingere a rafforzare i protocolli di intervento: posti di polizia informati sui casi in corso, pattugliamenti mirati nei quartieri più a rischio e sportelli dedicati per le segnalazioni di truffe agli anziani. La Procura, dal canto suo, può dare priorità investigativa a episodi di questo tipo, per smantellare reti e scoraggiare imitazioni.
Infine, la prevenzione passa dalla comunicazione: campagne chiare, concrete e ricorrenti sui canali locali — dalle bacheche dei municipi ai social del Comune — spiegano cosa chiedere a chi dice di rappresentare un ufficio pubblico (badge, numero di protocollo, recapito verificabile) e ricordano i numeri utili: per emergenze 112; per verifiche, rivolgersi alla Questura o allo sportello anagrafico comunale. L’arresto a Sorrento è avvenuto, ora tocca alla città trasformare l’allarme in pratiche che rendano più difficile ogni prossimo inganno.
