Il dibattito sul fine vita sbarca nelle strade e nei consigli comunali di Napoli come una questione che non si può più rimandare.
La spinta è arrivata da dichiarazioni pubbliche — tra cui l’appello del consigliere Villano perché la Regione Campania prenda posizione — e ha il merito di portare alla luce un tema che tocca la vita di famiglie, malati e operatori sanitari. Ma nel passaggio dall’indignazione mediatica alla politica serve responsabilità: le parole di comizio non bastano se non seguono percorsi di confronto istituzionale e di programmazione dei servizi.
Parlare di diritto alla scelta, di tutela della dignità e di limiti delle cure significa confrontarsi con problemi concreti che riguardano Napoli ogni giorno: la disponibilità di cure palliative, l’accesso agli hospice, la formazione degli operatori sanitari e il supporto ai caregiver. In una città dove le disuguaglianze d’accesso ai servizi sanitari sono un elemento noto, qualsiasi proposta legislativa o regolamentare che arrivi dalla Regione o dal Comune dovrà misurarsi con la realtà degli ospedali, delle ASL e dei servizi territoriali.
Per questo, la priorità non può essere il punteggio politico ma la costruzione di un percorso partecipato. Il Comune di Napoli, la Regione Campania, le aziende sanitarie locali, le associazioni di pazienti, i medici, i rappresentanti dei diritti civili e le realtà religiose devono sedersi attorno a un tavolo pubblico. Audizioni, consultazioni e momenti di ascolto nelle circoscrizioni e nei quartieri possono aiutare a fotografare esigenze diverse: dalla cura del dolore alla protezione dei più fragili, passando per le garanzie legali e la chiarezza per i familiari.
Il rischio sul quale bisogna vegliare è doppio: da una parte le strumentalizzazioni che usano il tema come grimaldello politico, dall’altra la fretta di approvare norme senza costruire reti di supporto. Napoli non ha bisogno di slogan, ma di regole chiare, percorsi di accesso ai servizi e tutele effettive per chi si trova a decidere in condizioni drammatiche. Una città che vuole essere civica incanala la tensione pubblica in processi trasparenti, mettendo al centro le persone e non il calendario elettorale.
La proposta lanciata in pubblico ha avuto il merito di rompere il ghiaccio; il vero banco di prova sarà trasformare quel rumore in una discussione istituzionale lunga, inclusiva e pragmatica. È lì, tra ospedali e famiglie, che si misura la responsabilità di chi governa Napoli e la Campania.
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