Home Cronaca Crolla l’Occhio del Diavolo sul Vesuvio: il dolore…
Cronaca

Crolla l’Occhio del Diavolo sul Vesuvio: il dolore e le reazioni sui social media

Di La Redazione19 Agosto 2026 - 12:0054 minuti fa 3 min di lettura
Crolla l’Occhio del Diavolo sul Vesuvio: il dolore e le reazioni sui social media

Napoli – Una delle più affascinanti peculiarità geologiche del Vesuvio, l’«Occhio del Diavolo», ha subito un crollo che ha sorpreso gli esperti e gli amanti della natura. Questa caratteristica formazione, una sorta di finestra naturale sul Vallone dell’Arena, ha smesso di esistere, lasciando solo il profilo della roccia lavica.

La notizia della scomparsa è emersa nella mattinata di lunedì 17 agosto, grazie a Giuseppe Miranda, un esperto del territorio, che durante un’escursione si è reso conto della situazione. Dove una volta si trovava il foro caratteristico, ora regna il vuoto.

La trasformazione della formazione è stata subito documentata da Vincenzo Marasco, che ha condiviso un confronto fotografico sui social media: le immagini mostrano l’«Occhio del Diavolo» in primavera e il suo stato attuale, ormai irriconoscibile.

Un simbolo della natura vesuviana

Per anni, l’«Occhio del Diavolo» è stato una meta imperdibile per escursionisti, ciclisti e turisti, che si fermavano per ammirarne la bellezza e scattare fotografie. Questa oasi naturale affacciata sulla Valle dell’Inferno rappresentava un’icona della sentieristica vesuviana.

La formazione, che probabilmente era il risultato di un dicco lavico modellato dall’erosione nel tempo, era conosciuta non solo dai locali ma anche da visitatori provenienti da ogni parte del mondo, diventando un simbolo del paesaggio vulcanico.

Il degrado progressivo della formazione

Analizzando quanto accaduto, emerge che il crollo non è avvenuto all’improvviso. Secondo le prime osservazioni, l’«Occhio del Diavolo» è stato vittima di un lento e progressivo degrado, che ha infine condotto alla sua scomparsa. Marasco ha commentato il fenomeno descrivendolo come il risultato di un “lento e inesorabile degrado” causato dalle fragilità della montagna.

Diverse forze naturali, tra cui vento e agenti atmosferici, hanno contribuito a questo processo, evidenziando come anche le formazioni rocciose più durevoli siano vulnerabili nel lungo termine.

Un ecosistema in continua evoluzione

La perdita dell’arco naturale lancia un chiaro messaggio sulla fragilità del paesaggio vesuviano. Sebbene le formazioni laviche abbiano resistito per millenni, sono continuamente soggette a modifiche causate dall’erosione e dai processi geologici. È emblematico che una montagna apparentemente «dormiente» stia, in realtà, attraversando un’evoluzione costante.

La scomparsa di uno dei simboli più fotografati del territorio è stata rapidamente diffusa sui social, dove escursionisti e appassionati hanno iniziato a condividere ricordi attraverso fotografie degli anni. Queste immagini assumono ora un nuovo significato, quello della memoria di una formazione che non esiste più.

“Ci mancherà quell’occhio che scrutava chi percorreva i sentieri della Valle dell’Inferno”, ha dichiarato Marasco, esprimendo un sentimento condiviso da molti che hanno visitato il Vesuvio nel corso degli anni.

La notizia dell’«Occhio del Diavolo» ha raggiunto anche media esteri, sottolineando la notorietà di questa particolare formazione. In conclusione, il Vesuvio continua a dimostrare di essere una montagna viva, capace di modificarsi e trasformarsi, insegnando che anche ciò che appare eterno può subire cambiamenti inaspettati.