Cronaca di Napoli
Cronaca

Caso Domenico a Napoli: chat tra anestesisti solleva interrogativi sul trapianto

Caso Domenico a Napoli: chat tra anestesisti solleva interrogativi sul trapianto

Napoli, 13 febbraio 2026. Una frase emersa in una chat di gruppo di anestesisti dell’ospedale Monaldi rischia di riaccendere il dibattito sulle scelte cliniche degli ultimi giorni di Domenico Caliendo, bambino morto il 20 febbraio dopo settimane di attenzione intensiva.

Il contesto clinico è noto: Domenico fu portato in terapia intensiva il 23 dicembre 2025, dopo il fallimento di un primo trapianto di cuore. Da quel momento fu mantenuto in supporto vitale tramite ECMO, sistema utile temporaneamente ma non privo di rischi quando l’uso si protrae nel tempo. Secondo la famiglia e il loro legale, l’obiettivo era valutare anche la possibilità di utilizzare Berlin Heart, una soluzione alternativa che potrebbe offrire chances diverse in vista di un eventuale secondo trapianto.

Nelle conversazioni trapelate dalle chat pubblicate agli atti emergono riferimenti clinici molto concreti ma anche accuse di responsabilità e di rapporti interni. Secondo la tesi della parte civile, se in un momento ritenuto utile i medici avessero optato per staccare l’ECMO per collegare Domenico al Berlin Heart, il bambino avrebbe potuto conservare concrete possibilità di un secondo trapianto salvavita. Nella stessa documentazione si leggono descrizioni tecniche del quadro: “polmoni di pietra”, una grave “insufficienza epatica” e una “tac encefalo peggiorata”, elementi che, stando agli specialisti, renderebbero impraticabile qualsiasi intervento aggiuntivo.

La frase kafkaesca che ha aggravato il contesto è stata riportata così: «E a lui cosa vuoi che interessino i dati clinici? Lui vuole solo pararsi il culo», attribuita alle discussioni tra i sanitari. A evidenziare la tensione tra le parti è anche la decisione presa dalla direzione sanitaria poco prima del peggioramento clinico: il 12 febbraio è stato revocato all’ordine del giorno il periodo di ferie prolungate del cardiochirurgo Guido Oppido, originariamente previsto dal 12 febbraio all’8 marzo, con l’obiettivo di garantire continuità terapeutico-assistenziale al bambino.

In questa cornice Napoli e la Campania restano al centro dell’attenzione per la delicatezza del contesto: decisioni che incidono su vite di minori, su dinamiche di équipe mediche e su dinamiche di fiducia tra familiari e operatori sanitari. La famiglia Caliendo, assistita dal proprio legale, chiede chiarezza sulle scelte compiute e sulle responsabilità che possano aver influito sull’evoluzione del quadro clinico. L’ente ospedaliero non ha fornito commenti ufficiali dettagliati sui contenuti delle chat, limitandosi a sottolineare l’impegno a garantire le migliori cure possibili in circostanze complesse.

La vicenda, al di là delle singole trascrizioni, resta al centro di un acceso dibattito sulle linee guida di fine vita in pediatria e sulle possibilità offerte da tecniche diverse di supporto vitale. Se da un lato la famiglia rivendica il diritto a chiedere ogni chiarimento, dall’altro sono in corso verifiche interne e valutazioni sulle scelte operative, che mostrano quanto complessa possa essere la gestione di casi così critici in reparti di terapia intensiva.

Nel frattempo Domenico non è riuscito a superare la soglia della speranza: la sua morte chiude un capitolo di vita segnato da sfide mediche estreme e lascia aperti interrogativi su come bilanciare decisioni cliniche, tempi operativi e diritti della famiglia in contesti ospedalieri ad alta complessità. Napoli continua a seguire con attenzione questi sviluppi, consapevole che ogni caso possa offrire indicazioni importanti per l’organizzazione delle cure pediatriche nella regione.

Aggiornamenti

Ultime notizie

Tutte le notizie →