Il Consiglio comunale di Napoli ha affrontato durante la seduta del 4 agosto un bilancio complesso, segnato da più problemi che soluzioni. Al centro della discussione si è trovata la delibera n.313 riguardante un contenzioso aperto nel 1976 con una cooperativa di edilizia popolare. Questa controversia, già soggetta a una sentenza di primo grado per 56 milioni di euro, è attualmente coperta da fideiussioni, ma solleva interrogativi sulla gestione finanziaria dell’amministrazione.
Durante la sessione, il Ragioniere Pier Paolo Baretta ha presentato entrate straordinarie stimabili in circa 25 milioni di euro e risparmi per 12 milioni, per un totale quasi vicino ai 37 milioni. Tuttavia, la presentazione ha trovato subito degli ostacoli con la perdita di 4,8 milioni legata alla CAAN e un aumento dei costi di gestione per Asia, che passeranno da 9 a 13 milioni entro il 2027. Questo scenario rischia di limitare ulteriormente la capacità di spesa dell’amministrazione, lasciando in sospeso diversi progetti utili ai cittadini.
La discussione si è accesa, con il Revisore Walter Savarese d’Atri che ha esaminato il lavoro finora svolto. Il tecnico Fulvio Fucito ha chiesto chiarimenti su cifre che pesano come macigni. I consiglieri moderati, come Sergio D’Angelo e Rosario Andreozzi, hanno elogiato la prudenza mostrata, ottenendo anche un emendamento all’unanimità. Tuttavia, le critiche non sono mancate: Iris Savastano e Salvatore Guangi hanno lamentato anni di cattiva gestione, bocciando la delibera presentata dalla maggioranza, con la contrarietà di Forza Italia e Napoli Capitale – Lega.
In questo contesto, sono state approvate alcune decisioni intra-amministrative, tra cui lo stanziamento di 100.000 euro per il progetto G.A.P. dedicato ai centri antidiscriminazione e 4.910.000 euro per le infrastrutture legate all’America’s Cup 2027. I progetti per il dissesto idrogeologico e per i nidi comunali hanno ricevuto anche loro finanziamenti specifici, evidenziando un impegno economico puntuale.
La questione rimane sul come vengono distribuite le risorse. Se è vero che si attinge da fondi riservati e che si rinegoziano mutui, è lecito chiedersi: perché vengono prioritarie iniziative di immagine rispetto a interventi essenziali nei settori pubblici più delicati? Questo scenario genera un clima di frustrazione tra i cittadini, ai quali l’amministrazione deve rendere conto. La richiesta è chiara: maggiore coraggio nelle decisioni e una narrativa che vada oltre il semplice pareggio dei conti, favorendo scelte che realmente migliorino la vita quotidiana dei napoletani. Chi amministra non può limitarsi a risolvere emergenze contabili; deve dare un senso alle proprie determinazioni, chiarendo come queste possano realmente giovare alla comunità.
Liberato ‘o mostro: Giovanni Perfetto torna a Napoli, scoppia il caos
Napoli nel caos: sei del clan Mazzarella a processo per sequestro e vendetta in strada