La spiaggia di San Francesco a Forio è oggi un simbolo: il mare ha indietreggiato, la sabbia è sparita e il sindaco denuncia l’inerzia della Regione.
Non è una cronaca di sole mareggiate ma uno specchio delle responsabilità che si sommano quando la linea di costa arretra: il Comune segnala il danno e chiede interventi d’urgenza, la Regione — secondo il primo cittadino — dispone di strumenti formali per intervenire ma non li ha utilizzati. Nel mezzo ci sono le barche dei bagnini, le case sul lungomare e un tessuto economico che vive di turismo estivo: la perdita di arenile non è un danno estetico, è un colpo all’economia locale e alla sicurezza pubblica.
La visita sul posto di Borrelli, che ha potuto valutare visivamente il fenomeno, non è un rito simbolico: è la fotografia di come si costruisca consenso e pressione pubblica. Ma la presenza delle autorità non basta se non segue un cronoprogramma chiaro. Qui la questione politica si intreccia con quella tecnica: servono rilievi geologici, valutazioni idrauliche e poi interventi, che possono andare dalla difesa soffolta al ripascimento controllato. Chi li ordina, li finanzia e li coordina è il nodo da sciogliere.
Nel dibattito che si è aperto, il Comune punta il dito sulla Regione perché ritiene che, avendo gli strumenti amministrativi e finanziari, avrebbe potuto e dovuto muoversi prima. La Regione, dall’altra parte, in casi analoghi ha spesso richiamato la necessità di perizie e progetti preliminari da parte degli enti locali. Il risultato è un cortocircuito: tra pratiche tecniche, iter burocratici e competenze sovrapposte, il tempo passa e la spiaggia si consuma.
Per i cittadini di Forio la questione è semplice e concreta: chi garantisce la continuità del litorale e la sicurezza delle strutture? Le risposte vanno misurate sui tempi e su atti formali — ordinanze, finanziamenti, piani di intervento — non sulle dichiarazioni. Il rischio è che la discussione politica anneghi le soluzioni pratiche mentre la costa continua a perdere metri di sabbia.
Occorre quindi che Comune e Regione fissino un calendario visibile: entro quando i rilievi, entro quando i progetti esecutivi, entro quando i lavori. Senza questa trasparenza, la denuncia del sindaco rimarrà un monito valido ma insufficiente. Per chi vive e lavora ad Ischia, la priorità è avere certezze e tutele, non slogan. È il momento che le istituzioni dimostrino che gli strumenti non sono solo sulla carta.