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Fine vita, Villano spinge la Campania: «La regione faccia la propria parte»

Il consigliere regionale Villano ha rilanciato l’idea di una legge regionale sul fine vita e ha chiesto che la Campania «faccia la propria parte». Il tema riapre il confronto su servizi, disuguaglianze e limiti delle competenze regionali.

Di La Redazione19 Agosto 2026 - 08:242 ore fa 2 min di lettura
Fine vita, Villano spinge la Campania: «La regione faccia la propria parte»

Il consigliere regionale Villano ha riaperto il dibattito sul fine vita e ha lanciato un appello netto: «La Campania deve fare la propria parte». Una frase che, detta in Consiglio e fuori, sposta il tema dalle stanze romane ai servizi concreti sul territorio.

Il fulcro della proposta non è eterico: è organizzare l’offerta socio‑sanitaria regionale attorno a percorsi che oggi appaiono frammentati. In termini pratici, una legge regionale potrebbe intervenire su reti di cure palliative, assistenza domiciliare, hospice e formazione degli operatori sanitari, oltre che su linee guida per il rapporto tra strutture pubbliche e associazioni di volontariato. Questo non significa riscrivere il codice penale, ma mettere in fila strumenti e servizi che incidono sulla vita delle persone e delle famiglie nei momenti più delicati.

In Campania le distanze tra città e provincia, la carenza di posti e le liste d’attesa sono problemi noti: per chi affronta una malattia grave, l’accesso a un’assistenza dignitosa è già oggi diseguale. È su questa concretezza che Villano sembra puntare: far diventare il «fare la propria parte» una proposta di servizi, non solo uno slogan politico. Se la Regione decide di regolare organizzazione, finanziamenti e protocolli, il risultato rischia di cambiare la vita quotidiana di migliaia di famiglie.

Il percorso però non è semplice. Il tema del fine vita è sensibile dal punto di vista etico, culturale e giuridico: qualsiasi iniziativa regionale dovrà dialogare con il quadro nazionale e con le pronunce della giustizia costituzionale, e confrontarsi con ordini professionali, ASL, ospedali, e associazioni di pazienti. Nella nostra regione la discussione pubblica è spesso influenzata da posizioni culturali e religiose forti; gestire il confronto con equilibrio sarà essenziale per evitare scontri che lascino sul campo solo confusione e ritardi.

La proposta di Villano apre anche una partita politica locale: dalla definizione di risorse e percorsi di cura dipenderanno ASL e Comuni, utile coinvolgere i municipi e le reti di prossimità. Serve chiarezza su chi paga, su come formare medici e infermieri, su quali strutture ampliare e come garantire supporto psicologico ai familiari e tutela per i minori coinvolti.

Nel giro dei prossimi mesi il tema potrà prendere corpo in commissione regionale o restare un richiamo interlocutorio. Quel che è chiaro oggi è il senso pratico della sollecitazione: spostare il confronto dal piano delle idee al piano degli ospedali, dei servizi sociali e delle famiglie. E in una città come Napoli, dove la politica e la vita quotidiana si incontrano spesso al bar, chi non affronta i nodi concreti rischia di avere molta voce e pochi fatti.