La proposta del consigliere Villano di una legge regionale sul fine vita non è un ingresso teatrale nel dibattito pubblico: è un banco di prova per misurare la capacità della Campania di trasformare diritti in percorsi concreti. Il tema, delicato e personale, non si risolve con slogan; richiede regole chiare, servizi accessibili e una rete che supporti famiglie e operatori sanitari.
Negli ultimi anni il confronto nazionale ha segnato tappe importanti, ma restano nella pratica molte zone d’ombra: accesso effettivo alle cure palliative domiciliari, tempi e modalità per l’applicazione delle disposizioni anticipate, supporto psicologico, formazione dei medici di famiglia. Qui entra in campo la Regione, che ha competenze in materia sanitaria e può dettare standard, programmare risorse e coordinare le ASL per evitare disuguaglianze tra aree urbane e periferie.
Una legge regionale non deve essere una replica sterile della discussione nazionale; deve invece essere uno strumento operativo. Questo significa definire percorsi certi per chi chiede informazioni, istituire un sistema di accesso alle cure palliative capillare, prevedere unità mobili per l’assistenza domiciliare, dotare le strutture pubbliche di personale formato e creare canali di supporto legale e psicologico per le famiglie. Significa, soprattutto, mettere al centro il rispetto della volontà della persona e la protezione dei soggetti più fragili.
Il dibattito non può diventare terreno di scontro ideologico. Serve ascolto: consultare associazioni di pazienti, ordini professionali, centri di cure palliative, parrocchie e comunità locali, così come magistratura e forze dell’ordine quando serva chiarezza procedurale. Solo un percorso partecipato garantirà norme sostenibili e praticabili sul territorio metropolitano e nelle province, evitando che la legge resti lettera morta per chi abita nei quartieri più svantaggiati.
Il consigliere Villano ha riaperto il confronto: ora tocca al Consiglio regionale calendarizzare il tema con urgenza, non per rincorrere l’agenda nazionale ma per rispondere a bisogni reali. La politica regionale ha la responsabilità di non lasciare i cittadini in balia dell’incertezza: legiferare significa predisporre servizi, mettere risorse e stabilire procedure. È così che si rispettano i diritti senza abbandonare la concretezza.
Nel metropolita di Napoli, dove le famiglie affrontano già sfide quotidiane di accesso alla salute e all’assistenza, rimandare non è un’opzione responsabile. Se davvero vogliamo che il fine vita sia una questione di dignità e di diritto, la Campania deve smettere di guardare e iniziare a fare.
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