Montesanto, tensione con i pistoleri: il piano di fuga verso l’estero
Napoli – Una domenica pomeriggio che sembrava tranquilla si è trasformata in un incubo a piazzetta Montesanto, dove un violento scontro tra bande rivali ha scatenato il panico tra passanti e residenti. Le immagini in tempo reale della rissa, nelle quali si sono viste armi da fuoco in azione, hanno rapidamente fatto il giro della rete, accendendo preoccupazioni sullo stato di sicurezza nella città.
La tempestiva risposta della polizia, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha portato all’arresto di quattro persone, bloccate prima che potessero fuggire all’estero. “Gli investigatori sono intervenuti mentre i sospetti stavano preparando i bagagli per lasciare l’Italia,” spiega un portavoce della polizia.
Domani, i fermati compariranno davanti al Gip di Napoli per le udienze di convalida, dove verranno contestati reati gravi come la rissa e il porto abusivo di armi, aggravati da modalità mafiose. In particolare, il 38enne Giovanni Calvanese è stato trovato con una pistola calibro 9 mentre altri due uomini, Giuseppe Triuolo e Emanuele Iaccarino, sono coinvolti in episodi di spari in pubblico, compreso l’uso di un fucile d’assalto AK-47, utilizzato in pieno centro.
Stando a quanto emerso dalla prima ricostruzione, il passaggio di armi durante la violenta rissa ha coinvolto fino a dieci persone, tra cui diverse donne, tutte attivamente coinvolte in questa spirale di violenza. I testimoni raccontano: “Ho visto ragazzi passarsi le armi come se fossero caramelle.” La pistola sparita, utilizzata da Triuolo, rimane un mistero: si ipotizza che sia stata nascosta in una Fiat Panda prima di essere utilizzata per fare fuoco nell’aria.
Il Questore di Napoli, Maurizio Agricola, ha sottolineato l’importanza della tecnologia nel contrasto alla criminalità, evidenziando che “il 70% degli omicidi dello scorso anno è stato risolto grazie alle telecamere di sorveglianza.” Il suo appello è chiaro: è necessario investire di più in strumenti tecnologici per garantire la sicurezza in un contesto urbano così complesso come Napoli.
Ma ciò che preoccupa di più è il legame tra bande giovanili e malaffare, un fenomeno che si intreccia con la storia criminale della città. “Molti di questi giovani sono figli di famiglie malavitose, ma ci sono anche nuovi ingressi,” aggiunge Agricola, rimarcando la difficoltà di decifrare un panorama criminale in continua evoluzione.
Nel quartiere, la tensione resta alta e i cittadini si interrogano su quanto accaduto e sul futuro della sicurezza nella loro comunità. La domanda, ora, resta aperta: quanto e come cambierà la vita quotidiana dei napoletani dopo questa sfida alla tranquillità pubblica?

