Vincenzo Salemme celebra un traguardo importante nella sua carriera, portando nuovamente in scena «…e fuori nevica!», la commedia che ha scritto, diretto e interpretato nel 1994. Questo spettacolo, prodotto da Chi è di scena e supportato da Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidiecie, insieme a Stefano Francioni delle Stefano Francioni Produzioni, promette di rivisitare una storia ricca di sfumature e profondità emotiva.
Al centro della narrazione ci sono tre fratelli con vite diverse, ma unite dalla stessa casa e dalla recente perdita della madre. Cico, il primogenito, è un personaggio di grande complessità: ha uno spirito vivace e creativo, che si esprime attraverso toni di allegria e momenti di asprezza. Costantemente alla ricerca di un equilibrio, vive nel suo mondo alternativo, alternando tra la gioia di gridare «nevica» e la frustrazione di non riuscire ad allacciarsi le scarpe. Con il suo carisma, riesce a coinvolgere i fratelli nella sua esistenza caotica.
Stefano, l’ordinarietà incarnata, è un laureato che si prepara a un matrimonio con Nora, ma la sua vita è ostacolata dall’ombra di Cico. D’altro canto, Enzo, il fratello sfuggente, ritorna dopo anni di assenza, portando con sé il desiderio di libertà e di una vita più semplice. La lettura del testamento della madre introduce un’assegnazione inaspettata e cospicua dell’eredità, che dipende dalla loro capacità di rimanere uniti.
Salemme, parlando della nuova messa in scena, ha espresso la sua volontà di dare vita a un dialogo su temi universali come l’affetto, la ricerca di equilibrio e la fragilità umana. La scelta di rimettere a fuoco il personaggio di Cico nasce da una richiesta di Enzo Iacchetti per un testo destinato a tre attori, e ha trovato in questa riedizione l’opportunità di esplorare la diversità in un mondo che spesso tende a omologare.
«Cico non incarna una specifica patologia» ha chiarito Salemme. «È un personaggio unico, una figura che sfida le convenzioni e fa breccia nei cuori di chi è sensibile alla fragilità umana». La commedia, per Salemme, è un ritratto di vita, che coalizza comicità e un bisogno profondo di affetto e comprensione, offrendo spunti di riflessione sul nostro quotidiano.
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