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Lavitola si racconta: «Mi pento di aver distrutto chi amavo come un figlio e un fratello»

Di La Redazione19 Agosto 2026 - 11:052 ore fa 2 min di lettura
Lavitola si racconta: «Mi pento di aver distrutto chi amavo come un figlio e un fratello»

Il noto imprenditore Valter Lavitola, attualmente detenuto, ha fatto sapere di essere profondamente pentito riguardo al coinvolgimento nel tentativo di attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. Questo messaggio è stato comunicato attraverso il suo avvocato, Arturo Cola, al termine di un lungo colloquio di quasi tre ore presso il carcere romano.

Lavitola, accusato di essere il mandante dell’episodio avvenuto nell’ottobre 2025 a Pomezia, si trova in uno stato di profonda prostrazione emotiva. Secondo il legale, l’imprenditore esprime un grande dispiacere per aver arrecato danno a persone care, considerando Ranucci come un “fratello” e un altro collaboratore, Gomez, come un “figlio”. La difesa punta a dimostrare che la decisione alla base dell’attentato sia stata presa autonomamente da Lavitola.

Segnali d’allerta ignorati

Un aspetto cruciale nelle sue dichiarazioni riguarda la presunta sottovalutazione dei segnali d’allerta ricevuti prima dell’esplosione. Lavitola avrebbe avvisato Ranucci il 7 settembre 2025 sui potenziali rischi, rendendo evidente la responsabilità del giornalista nel non aver preso sul serio tali minacce.

Confessione al Riesame e motivazioni

La strategia difensiva si focalizza ora sul prossimo incontro con il Tribunale del Riesame, nel quale Lavitola intende rilasciare dichiarazioni spontanee. La difesa sostiene che l’ammissione di colpa costituirebbe un contributo significativo per le indagini, altrimenti basate su indizi fragili.

Un punto controverso è il movente dichiarato da Lavitola: l’attentato sarebbe stato concepito come un’azione dimostrativa per spingere le autorità a incrementare la protezione di Ranucci, il quale è visto come un simbolo del giornalismo investigativo.

Tempistiche e sviluppi della vicenda

  • **16 Ottobre 2025** – Un ordigno esplode, distruggendo l’auto di Ranucci sotto casa.
  • **Indagini e confessione** – Gli inquirenti arrestano i quattro esecutori e Lavitola, il quale ammette di essere il mandante, ma afferma di voler solo creare una “sceneggiata” per aumentare la scorta di Ranucci.
  • **Gomes Tavares**, collaboratore di Lavitola, risulta latitante e accusato di aver reclutato gli esecutori materiali.
  • **Sequestri** – I dispositivi elettronici di Lavitola vengono analizzati, inclusi contenuti di colloqui con figure come Paolo Mieli.
  • **Agosto 2026** – La difesa presenta ricorso al Tribunale del Riesame mentre emergono pressioni politiche sulla permanenza di Ranucci al programma.

Questa vicenda continua a mantenere vivo l’interesse pubblico, non solo per la portata del crimine, ma anche per le implicazioni etiche e giornalistiche che esso solleva.