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Napoli, studenti protestano contro la nuova residenza al Centro Direzionale per canoni ritenuti troppo elevati

Napoli, studenti protestano contro la nuova residenza al Centro Direzionale per canoni ritenuti troppo elevati

Con l’inaugurazione di uno studentato ibrido all’interno di una torre del Centro Direzionale, Napoli torna a discutere di alloggi universitari: un progetto pubblico-privato che punta a mettere a disposizione 610 posti letto su 13 piani e 310 camere, ma che ha già diviso studenti e residenti tra promesse e preoccupazioni sui costi.

All’interno dell’edificio, ancora in parte in fase di completamento, sono stati accolti i primi ospiti in una cerimonia di apertura che ha messo in evidenza i contenuti della struttura: un alloggio per studenti che punta a coniugare tariffe calmierate e gestione privata. All’esterno, invece, è scoppiata una protesta guidata dal Collettivo autorganizzato universitario collegato a Potere al Popolo. I manifestanti hanno puntato il dito sui costi e sull’impiego di risorse pubbliche per strutture affidate a operatori privati, chiedendo che le tariffe siano accessibili a tutte le matricole.

Secondo quanto comunicato, al regime lo studentato dovrebbe offrire 610 posti letto distribuiti su 13 piani e 310 camere. Una quota del 30% delle sistemazioni sarebbe riservata agli assegnatari delle borse di studio Adisurc, con criteri legati all’indice di reddito Isee; per gli altri ospiti, le tariffe di base sono di 680 euro al mese per una stanza singola e 497 euro per una doppia. Le quote includevano utenze, connessione wifi, pulizia e accesso agli spazi comuni.

L’immobile nasce dall’acquisto di una torre, avvenuto poco più di due anni fa, da parte di un immobiliarista identificato come Romano, associato a un secondo edificio situato di fronte, per un investimento complessivo di circa 45 milioni di euro. Di questi, circa 12 milioni sarebbero finanziamenti pubblici destinati alla residenza universitaria. I lavori non sono ancora terminati e una seconda inaugurazione è prevista il 4 dicembre. Un altro elemento al centro del dibattito riguarda la durata dei contratti: il calendario contrattuale è fissato fino al 31 luglio, con i mesi di agosto e settembre prevedibilmente destinati all’accoglienza di turisti a una tariffa di 130 euro a notte per una doppia con colazione. Dopo una decina di anni, inoltre, l’immobile potrebbe essere riconvertito per uso alberghiero.

Durante la cerimonia di apertura sono stati invitati due studenti per un confronto con i promotori dell’iniziativa. Tra loro, una fuorisede proveniente dal Casertano ha espresso perplessità sull’allocazione delle camere a canoni calmierati, chiedendo che la percentuale destinata agli alloggi a prezzo contenuto venga estesa al 100%.

Il dibattito sul modello di residenze pubbliche nel capoluogo partenopeo si intreccia con un contesto nazionale: decreti del 2022 (1046 e 1056) e del 2024 (481) hanno disposto finanziamenti per il settore, con un bando della Cassa Depositi e Prestiti che, secondo i sostenitori della mobilitazione, avrebbe destinato una quota significativa di fondi a soggetti privati. Secondo i dati citati dagli studenti, il 91% delle domande di finanziamento sarebbe arrivato da privati, sollevando interrogativi sulla finalità delle esenzioni e delle scadenze, fissate al 2026.

A Napoli, l’orizzonte delle residenze universitarie pubbliche resta incerto: l’Adisurc annuncia l’apertura di due strutture pubbliche, una nell’ex centro di formazione ferroviaria di Pietrarsa e l’altra nell’area di Piazza Bagnoli, dove sorgeva l’ex hotel Antiche Terme Tricarico. Le inaugurazioni erano attese per l’estate o per l’inizio dell’autunno, ma sono state posticipate. I giovani universitari chiedono che non ci siano ulteriori ritardi e che il diritto all’alloggio accessibile non sia subordinato al mercato.

In ultima analisi, la vicenda del nuovo studentato al centro direzionale mette in luce una tensione che attraversa Napoli e la Campania: tra l’esigenza di offrire alloggi a prezzi sostenibili per chi frequenta l’università e la complessità di intervenire con modelli di finanziamento misto pubblico-privato. Il dibattito resta aperto, mentre la città osserva come le politiche nazionali sull’edilizia universitaria si traducono nella realtà concreta delle nuove strutture in costruzione e di quelle future.

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