Napoli – Momenti di panico all’alba nel centro di Napoli, dove una neonata ha fatto scattare un allerta rosso per la salute pubblica. Alle 4:40 di ieri mattina, i Carabinieri della Compagnia Vomero sono intervenuti d’urgenza all’ospedale pediatrico Santobono per far fronte a una situazione critica: una bambina di soli due anni era stata ricoverata con un quadro allarmante, risultando positiva al Thc, il principio attivo della cannabis.
La piccola era stata portata al pronto soccorso dalla madre di 33 anni e da un fratellastro di 15. Stando a quanto emerso dalla prima ricostruzione, il giovane sarebbe un assuntore sporadico di sostanze stupefacenti e avrebbe lasciato incustodita la droga, che la bimba ha presumibilmente ingerito. Fortunatamente, la quantità assunta non è risultata letale, e i medici del Santobono hanno subito avviato le cure necessarie. La bimba resta sotto osservazione, ma il pericolo di vita è stato escluso.
La vicenda non fa che amplificare le preoccupazioni già presenti nella comunità, con l’intera situazione segnata dall’attenzione delle autorità: la Procura per i minorenni di Napoli e i servizi sociali del Comune sono stati prontamente avvisati per valutare le responsabilità familiari. La tematica non è nuova in Campania, dove negli ultimi anni si sono registrati diversi casi simili, evidenziando un trend preoccupante di esposizione dei più piccoli alle sostanze stupefacenti.
I precedenti sono gravi: un episodio recente ha visto coinvolta una bimba di 14 mesi, giunta in coma a Castellammare di Stabia dopo l’ingestione di cannabinoidi. A Salerno, un bambino ha scambiato dell’hashish per cioccolato, sottolineando il rischio di situazioni simili nei nuclei familiari. I sanitari del Santobono ripetutamente hanno lanciato allarmi per avvertire della pericolosità del Thc sui bambini, evocando scenari che spaziano da crisi respiratorie a danni neurologici.
“Questi episodi possono avere conseguenze gravissime se non gestiti in tempo,” avverte un medico del reparto di tossicologia, accentuando l’importanza di una vigilanza costante. Mentre la comunità si interroga sulle modalità di prevenzione, resta alta l’attenzione sulle dinamiche familiari e sociali che portano a situazioni così drammatiche. La domanda, ora, resta aperta: come possiamo proteggere i più vulnerabili in un contesto così complesso?

