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Aggressione a Napoli: 15enne ucraino picchiato da un branco dopo l’esame

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Il sole splendeva su Napoli quando un episodio inquietante ha segnato la mattinata del 16 giugno, scatenando indignazione e preoccupazione. Uno studente quindicenne di origine ucraina, Andrii S., è stato aggredito da un gruppo di coetanei all’uscita dalla sua scuola, l’istituto “Fava Gioia” di vico Trone, subito dopo aver sostenuto l’esame di terza media.

Secondo la denuncia presentata al Commissariato di Polizia “Dante”, il giovane stava conversando con alcuni amici quando è stato avvicinato da cinque ragazzi. Uno di loro, in modo provocatorio, gli ha chiesto da dove provenisse. Allorché Andrii ha risposto di essere ucraino, gli insulti non sono tardati ad arrivare. “Ci hanno urlato frasi offensive e minacciose”, racconta uno dei compagni che ha assistito all’aggressione.

La situazione è rapidamente degenerata: il ragazzo è stato afferrato, bloccato e picchiato. Prima del pestaggio, ha subito anche uno sputo in faccia, un gesto che sottolinea la brutalità della scena. Riuscito a divincolarsi, Andrii ha cercato rifugio all’interno della scuola, dove sono intervenuti i soccorsi. Trasportato all’ospedale Cto di Napoli, i medici hanno diagnosticato traumi guaribili in cinque giorni.

A rendere il fatto ancora più sconcertante, il presunto aggressore ha avuto il coraggio di entrare nella aula di Andrii, rivendicando apertamente l’accaduto davanti agli agenti intervenuti. Questo ha suscitato un’ondata di paura e preoccupazione nel quartiere, un’area già segnata da episodi di violenza giovanile.

La notizia dell’aggressione ha attirato l’attenzione mediatica, grazie anche a Natali F., un’artista napoletana che conosce Andrii e lo descrive come un giovane “educato e appassionato”. Il suo appello ha fatto eco tra le istituzioni, come dimostrato dall’intervento del deputato Francesco Emilio Borrelli, che ha definito l’accaduto “un atto aberrante”. Borrelli ha annunciato che presenterà un’interrogazione parlamentare per fare chiarezza e chiedere che siano adottati provvedimenti adeguati nei confronti degli aggressori.

“È inaccettabile che un ragazzo di quindici anni debba subire tali umiliazioni proprio nel giorno di un traguardo importante”, ha affermato Borrelli. “Le scuole devono essere luoghi di inclusione, non di odio”.

Al di là delle parole, resta aperta una domanda cruciale: come possono le istituzioni e la comunità affrontare queste manifestazioni di violenza e discriminazione, affinché eventi del genere non si ripetano? Nel quartiere la tensione è palpabile; gli occhi sono puntati ora su come si evolverà questa vicenda tanto inquietante.