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Incendio di un’auto dopo il rifiuto allo spaccio: tre fermi per minacce a Napoli

Di La Redazione20 Agosto 2026 - 14:172 ore fa 2 min di lettura
Incendio di un’auto dopo il rifiuto allo spaccio: tre fermi per minacce a Napoli

Battipaglia – Un rifiuto a piegarsi al racket ha portato le vite di tre uomini a precipitare in un incubo di minacce e violenza. In queste ore, i Carabinieri della Compagnia di Battipaglia hanno eseguito un decreto di fermo d’urgenza, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Salerno, nei confronti di tre soggetti di 35, 40 e 48 anni, accusati di estorsione e incendi dolosi, tutti aggravati dal metodo mafioso.

La scoperta di un estorsione

L’indagine, avviata il 4 agosto scorso a seguito di un incendio devastante in via Carmine Turco, ha messo in luce un complesso sistema di minacce nei confronti di una vittima, un 52enne di Eboli. Il rogo, che ha distrutto tre autovetture, ha destato inizialmente l’attenzione per la sua ferocia, rivelando poi radici ben più oscure: da gennaio, la vittima aveva subito un crescente assalto da parte di un’organizzazione criminale, che la spingeva a diventare spacciatore.

Di fronte al suo rifiuto, la situazione era degenerata in estorsione: erano stati richiesti 500 euro settimanali “per risarcire il danno”. La vittima, inizialmente spaventata, aveva versato 450 euro in tre rate, interrompendo i pagamenti a giugno, una decisione che ha innescato l’attacco incendiario di agosto.

Un boss in arresto controlla da lontano

La conduzione dell’organizzazione, secondo gli investigatori, è attribuita a un individuo già agli arresti domiciliari, munito di braccialetto elettronico in provincia di Campobasso. Nonostante la detenzione, continuava a gestire le operazioni e le intimidazioni mediante profili social falsi. Si ritiene che sia stato lui a ordinare il rogo, commissionato ai due complici sul luogo.

Un dettaglio inquietante emerso riguarda il modo in cui l’esecutore materiale, pagato con la consegna di solo 5 grammi di crack, è stato reclutato.

Minacce e escalation di violenza

Dopo il rogo, la vittima ha ricevuto minacce dirette via WhatsApp, dove gli veniva intimato di fare attenzione. Gli episodi di violenza non si sono fermati, culminando in un vocale intimidatorio in seguito a un alterco tra la vittima e il piromane.

In questo messaggio, il boss prometteva «sparargli alle gambe» e affermava di voler instaurare un «coprifuoco» su Battipaglia. La situazione di pericolo crescente ha costretto all’attuazione immediata dei fermi per impedire la fuga degli indagati, alcuni dei quali avevano contatti con reti criminali all’estero e comunicazioni cripto.

Le indagini continuano mentre le autorità cercano di fare luce su una vicenda intrisa di intimidazioni e violenza organizzata.

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