Napoli – Appuntamenti sanitari prenotati e mai rispettati finiscono per generare richieste di pagamento anche a distanza di anni. In diverse lettere inviate agli anziani e ai pazienti malati che avevano fissato visite o esami presso l’Asl Napoli 1 Centro, l’importo richiesto oscilla intorno ai 30 euro per ogni appuntamento non disdetto, comprensivo delle spese di invio. Una situazione che sta scatenando proteste e incertezze, soprattutto per chi non ricorda più le circostanze che avevano impedito l’accesso alle prestazioni o non possiede documentazione utile a dimostrare eventuali impedimenti.
Secondo quanto riferito, la misura nasce dall’esigenza di contrastare le mancate presentazioni agli appuntamenti sanitari, con l’obiettivo di snellire le liste d’attesa del Servizio sanitario nazionale. La normativa di riferimento è la legge 107 del 2024, che prevede azioni di recupero crediti per gli appuntamenti non disdetti entro i termini previsti. L’idea, spiegano le aziende sanitarie, è che l’assenza non solo rallenti i tempi di attesa, ma occupi indiscriminatamente uno slot altrimenti fruibile da un altro paziente.
La contestazione su questa procedura è vigorousamente avanzata dal segretario generale della Federazione Nazionale Lavoratori Italia, Giuseppe Alviti. «La legge non è retroattiva. Per questo motivo, l’intimazione a pagare 30 euro o più per una presunta visita medica non disdetta nel 2016 è completamente priva di senso e di validità giuridica», ha affermato, annunciando iniziative finalizzate a tutelare i cittadini colpiti dalle richieste. Restano però da chiarire, caso per caso, quali siano la data di riferimento delle prestazioni, la normativa applicabile al momento della prenotazione e i termini di prescrizione, oltre alla documentazione su cui poggiano gli addebiti.
Sul tavolo è anche una diffida rivolta all’Asl Napoli 1 Centro e all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, firmata dall’avvocato Angelo Pisani. L’azione legale, accompagnata da un’istanza di annullamento in autotutela, è stata portata all’attenzione della Procura regionale della Corte dei Conti e della Regione Campania, con l’obiettivo di verificare la correttezza delle procedure e contestare eventuali addebiti ritenuti illegittimi. Ne è nata una contestazione che coinvolge non solo il tema tecnico della prescrizione, ma anche la tutela dei diritti dei cittadini più anziani, spesso impossibilitati a ricostruire l’intera vicenda o a recuperare documenti essenziali.
Rimane un punto cruciale: era lecito, secondo la normativa vigente all’epoca della prenotazione, chiedere un pagamento per una prestazione non disdetta dieci anni fa? E in quali casi l’ASL potrebbe ancora agire per recuperare somme riferite a prestazioni mancate, soprattutto quando la memoria delle circostanze è sfumata e la documentazione è stata perduta o non conservata? Gli interrogativi, sul piano legale e pratico, sono molti, ma la linfa del dibattito resta la tutela dei pazienti e la trasparenza delle procedure di riscossione.
Intanto, per migliaia di comunicazioni che riguardano appuntamenti risalenti nel tempo, il rischio è che anziani e pazienti fragili restino intrappolati tra ricordi confusi e norme complesse. Il nodo centrale resta la verifica della legittimità di questi addebiti e la valutazione, da parte delle autorità competenti, delle condizioni in cui tali richieste possono o non possono essere effettivamente attuate. In attesa di sviluppi, il tema lega diritti dei cittadini, gestione delle liste d’attesa e responsabilità amministrative in una realtà sanitaria già sotto pressione.
