Cronaca di Napoli
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Madre del baby boss, Vincenza Bavarella, guida la logistica del clan Perfetto a Pianura

Madre del baby boss, Vincenza Bavarella, guida la logistica del clan Perfetto a Pianura

Napoli, Pianura – Un’operazione coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia ha sparigliato le carte di una delle aree periferiche più aggressive della città. Ventotto ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state eseguite dalla Squadra Mobile, sotto la guida del primo dirigente Mario Grassia, ai danni di componenti di tre gruppi criminali legati tra loro: il clan Perfetto, il gruppo Musto e una rete affiliata alla storica famiglia Lago. L’indagine, partita dall’esame di flussi di droga e apparati di potere sul territorio, mette in luce un sistema organizzato capace di muovere capitali ingenti e controllare interi quartieri.

Faro dell’indagine è una dinamica interna al clan centratasi su Vincenza Bavarella, madre del giovane boss Mattia Perfetto, noto ai residenti come uno degli elementi di spicco della scena locale. Secondo quanto emergerebbe dalle pagine delle indagini, la donna non sarebbe stata una semplice osservatrice: i magistrati la descrivono come un perno logistico e operativo dell’associazione, capace di mediare comunicazioni, coordinare spostamenti e sorvegliare la base operativa. L’inchiesta evidenzia una presenza costante che, attraverso un’intensa rete di contatti, garantiva al figlio la stabilità necessaria per esercitare controllo sul territorio.

Il quartier generale della cosca si costituirebbe in un numero civico ben identificato: via Torricelli 352. Qui, raccontano gli investigatori, è stata ricavata una fortezza abitata da attività illegali nonché da un sistema di accoglienza per lo spaccio che funziona ininterrottamente. Il locale al piano terra è descritto come un “bunker” in pratica blindato, partire fondamentale della logistica di un traffico di droga che comprende cocaina, crack, marijuana e hashish. Le dichiarazioni degli investigatori delineano una rete capillare, dove le operazioni di vendita avvengono in turni programmati per assicurare una presenza continua sul mercato e una gestione serrata degli affari.

La.logistica e la gestione economica mostrano un livello di organizzazione assimilabile a una catena di montaggio: le piazze di spaccio operano 24 ore su 24, con turni strutturati in otto ore ciascuno. Secondo le stime delle forze dell’ordine, ciascuna piazza riuscirebbe a generare profitti superiori ai cinquantamila euro al giorno. Una mole di denaro che veniva riversata nelle casse della rete, con la Bavarella impegnata a vigilare sul flusso e a garantire che i gestori remassero fedeli agli accordi di approvvigionamento e di guadagno delineati dal gruppo.

Le intercettazioni descrivono un modus operandi freddo e razionale, lontano da qualsiasi romanticismo criminale. Gli elementi raccolti indicano una gestione basata su controllo territoriale e disciplina interna, con una chiara architettura di responsabilità condivise all’interno della famiglia. In questo contesto, la figura di Vincenza Bavarella emerge come un pilastro utile a consolidare la rete criminale: non solo una figura di raccordo, ma un referente operativo capace di tradurre la logica di dominio territoriale in azioni concrete sul campo.

Gli obiettivi dell’indagine non si esauriscono con l’arresto dei protagonisti notificati dalle ordinanze: sono in corso verifiche su altre assetti e ramificazioni della rete, con l’obiettivo di chiarire ulteriori contatti tra le varie anime criminali e il perimetro di influenza sul quartiere di Pianura. Le autorità hanno sottolineato che la tutela delle persone coinvolte resta prioritaria, così come la necessità di preservare l’ordine pubblico di una zona già funestata da correnti criminali radicate.

In attesa degli sviluppi, gli inquirenti ricordano che l’indagine resta in corso: l’obiettivo è mappare completamente la rete di relazioni tra i vari livelli della cosca, comprendere fino a che punto la gestione del traffico di droga e del denaro sia ormai strutturata e verificare se esistano ulteriori connessioni con altre aree della Campania. Pianura, una volta ancora, torna al centro di un’inchiesta che punta a restituire al tessuto sociale una prospettiva di legalità e sicurezza, valorizzando il ruolo delle istituzioni nel contrasto a una malavita che ha trasformato una parte della città in una zona di controllo ostinato.Pianura, Napoli – una nuova mafiasca napoletana, guidata da una figura nota come Perfetto, è al centro di un’inchiesta che rischia di rimodellare gli equilibri del territorio. L’indagine descrive un sistema estorsivo capillare, con minacce esplicite e una rete familiare al servizio del controllo del quartiere, e registra tredici episodi di violenza da inizio 2025. Il quadro emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Rosaria Dello Stritto, che mette in luce la pericolosità della cosca e la prospettiva di una nuova escalation.

L’esecuzione delle misure cautelari coinvolge una rete che ruota attorno a Vincenza Bavarella, indicata come centro della logistica familiare, e a Mario Fiscarelli, detto Mellone, ritenuto braccio operativo e coordinatore dei raid. Accanto a loro, l’inchiesta cita esponenti di rilievo come Massimiliano Costagliola, Luca Schioppa, Giovanni Bellofiore, Andrea Ilario, Alessio Esposito e Vincenzo Pesce, tutti indicati nel registro degli indagati. La dinamica descritta dall’autorità giudiziaria evidenza una gestione del territorio basata su prepotenza, minacce dirette e controllo verticistico.

Il racket non si limita al lavaggio contabile delle attività illegali: la pressione economica viene imposta direttamente alle attività commerciali della zona. Secondo quanto riportato dagli atti, due fratelli titolari di un esercizio commerciale hanno ricevuto un aut aut esplicito: «Almeno 300 euro a settimana dovete portarci». Quando si tentava di reagire, la risposta era affidata a una linea dura, spesso esercitata all’interno delle mura domestiche, sotto lo sguardo dei familiari legati al gruppo. Le intercettazioni riportano momenti di tensione estrema, con Perfetto che ordina ai luogotenenti di non cedere e di far fronte a qualsiasi opposizione.

La violenza si accresce con gli agguati armati che hanno segnato la cornice della faida. Dall’inizio del 2025, la Polizia ha registrato tredici stese: raid messi in atto a bordo di scooter per tracciare confini e punire chi non si allinea alle direttive. Il 30 gennaio 2025 una violenta raffica ha svegliato una palazzina di fronte all’abitazione di Mario Fiscarelli, il quale finisce al centro della rete di controllo. In quell’occasione, i proiettili hanno infranto i vetri della veranda, mentre Fiscarelli veniva indicato come figura chiave della gestione operativa della cosca. La violenza, come sottolineato dall’ordinanza, è parte integrante del meccanismo di potere e di intimidazione che caratterizza la rete familiare guidata da Bavarella.

Un altro episodio segnato dall’escalation è quello che risale al 10 ottobre: mentre era in attesa alla fermata dell’autobus, un uomo di 59 anni è stato colpito da uno dei colpi sparati durante un raid. Gravemente ferito, ha perso l’uso di un occhio, pagando un prezzo umano altissimo per la logica del terrore imposta dalla faida. La ricostruzione degli eventi evidenzia come la violenza sia diventata parte integrante della normalità del controllo del quartiere, comprese le forme di ricatto economico e la pressione sui cittadini.

Accanto all’escalation criminale, l’inchiesta si sofferma su una dimensione simbolica: una lettera anonima inviata al procuratore Nicola Gratteri, evocando “la fine di un impero”. L’atto, descritto nel contesto dell’indagine, riapre il capitolo sullo sviluppo della cosca e sulle prospettive future, attribuendo alla figura di Bavarella un ruolo centrale non solo nel presente, ma anche nel destino della rete criminale.

Nel complesso, l’operazione disegnata dal giudice Dello Stritto e dai pubblici ministeri mette in luce un intreccio tra estorsione, violenza e famigliare coordinamento. L’impronta della cosca si estende in Pianura, dove i controlli di territorio si misurano non solo in conti da saldare, ma anche nell’eco di spari che interrompono la quiete cittadina. Tra gli indagati spiccano Bavarella e Fiscarelli, ma l’orizzonte è definito anche da nomi come Costagliola, Schioppa, Bellofiore, Ilario, Esposito e Pesce, passibili di misure cautelari e di un iter giudiziario che resta in evoluzione.

Gli investigatori sottolineano la complessità dell’organizzazione e la necessità di un monitoraggio costante per impedire nuove escalation. La comunità di Pianura resta al centro di una situazione in cui la violenza cerca di normalizzarsi come strumento di potere, ma dove le autorità sembrano decise a interrompere questa logica. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la rete familiare dei Bavarella riuscirà a contenere la pressione o se la cricca guidata da Perfetto vedrà vacillare la propria ascesa.Lettera anonima svela la mappa del potere: giovane capo, reti familiari e tre sodalizi smantellati nell’area flegrea

Una maxi-operazione antimafia condotta tra l’area metropolitana partenopea e i quartieri a nord della città ha messo in luce un frammento significativo di organizzazione criminale. L’inchiesta, che vede tra i capi l’assembramento di figure giovanili legate a profondi legami familiari, è stata alimentata da intercettazioni, pedinamenti e da una lettera anonima giunta sui tavoli dei magistrati. La missiva, consegnata al procuratore Nicola Gratteri, sarebbe stata redatta in modo semplice ma contenente informazioni precise sulla rete di potere al vertice dell’operatività criminale.

Il testo della lettera indicava con chiarezza l’indirizzo della piazza di spaccio di Via Torricelli e descriveva come un ventiquattrenne, noto all’ambiente come Mattia Perfetto, guidasse l’organizzazione affiancato da un luogotenente. La grafia, descritta dagli investigatori come poco curata, non ha impedito ai pm di associare l’anonimo mittente a un contesto di paura ma di determinazione a fare emergere la verità. Sotto i riflettori della musica delle intercettazioni, il coordinamento tra i diversi pezzi della rete appariva evidente: una fitta trama familiare che sosteneva una gestione comune della piazza di spaccio e delle leve di comando.

Gli inquirenti hanno spiegato che l’indagine ha trovato conferme anche al di là della lettera: le attività illecite sembrano avere una dimensione trasversale, capace di intrecciarsi con le articolazioni camorriste dell’area flegrea e della periferia nord. L’obiettivo dichiarato dall’autorità è stato quello di interrompere un circuito che, secondo gli accertamenti iniziali, ha coinvolto giovanissimi in ruoli chiave e ha ridotto a poche persone il controllo su interi quartieri. Il risultato operativo, descritto dal questore Fausto Lamparelli come un “terremoto a 360 gradi”, sarebbe consistito nel decapitare tre sodalizi concorrenti, con l’attenzione spostata sulla dinamica di potere che, fino a poco tempo fa, sembrava solida.

La narrazione degli investigatori suggerisce che la violenza, la gestione delle attività illecite e i legami di sangue non fossero mere curiosità di cronaca, ma parte di un meccanismo capace di influenzare intere famiglie e rapporti di vicinato. La figura di Perfetto emerge come fulcro di un sistema che ha trovato nelle connessioni familiari una stabilità che ora viene messa in discussione dagli accertamenti in corso. Un contesto in cui la violenza si intreccia con la quotidianità e in cui persino figure femminili hanno avuto ruoli centrali all’interno di quel circuito.

Nella foto associata all’articolo, si leggono volti che rappresentano una parte del gruppo investigato: da sinistra in alto, Mattia Perfetto, Mario Fiscarelli, Massimiliano Costagliola, Giovanni Bellofiore, Andrea Ilario, Carlo Maiorano e Massimiliano Santagata; in basso da sinistra, Antonio Lago, Carmine Lago, Francesco Cardillo, Luca Musco, Ciro Battista, Antonio Izzo ed Elia Seta. I nomi indicati restano al centro dell’attenzione degli inquirenti per accertare ruoli e responsabilità.

L’attenzione rimane alta sulle conseguenze di questa inchiesta. Le autorità hanno ribadito che l’esito delle indagini è ancora in divenire: le evidenze finora raccolte delineano un quadro di potere articolato, ma resta da chiarire ogni possibile coinvolgimento e le precise responsabilità individuali. Gli uffici giudiziari continueranno a lavorare per definire i contorni delle accuse e verificare l’eventuale collegamento tra la rete familiare e i sodalizi smantellati.

Un nuovo capitolo di questa indagine sarà probabilmente moralmente rilevante per la comunità locale: da una parte si rafforza la fiducia nelle Istituzioni, dall’altra si delineano margini di chiarimento su dinamiche che hanno interessato la vita quotidiana di zone considerate al centro dell’attenzione pubblica. Le camminate delle prossime settimane potrebbero fornire ulteriori dettagli sui ruoli e sulle responsabilità, ma per ora l’intera operazione resta ancorata all’orizzonte dell’inchiesta in corso.

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