A Poggioreale, nel cuore di Napoli, una lezione universitaria ha preso vita tra le mura del carcere: il rettore Andrea Mazzucchi ha condotto una sessione sull’Inferno di Dante rivolta ai detenuti, nell’ambito del progetto Valiamo la pena promosso dal Polo Universitario Penitenziario dell’Università di Napoli Federico II.
L’iniziativa, coordinata dalla professoressa Marella Santangelo e dalla funzionaria Bianca Florio, ha offerto agli studenti detenuti un itinerario che unisce immagini medievali e tavole elaborate nel 2021 da Ciop&Kaf. L’obiettivo è stimolare una riflessione su temi quali responsabilità individuale, giustizia, colpa e la possibilità di cambiare, superando la distanza tra letteratura e vita quotidiana.
Il pubblico presente ha seguito con attenzione il racconto trasversale tra testo sacro e arte contemporanea, ponendo domande anche al di là della Commedia. “Tenere una lezione sull’Inferno di Dante ai detenuti di Poggioreale è stata un’esperienza di straordinaria intensità umana e culturale. Tra le mura del carcere, i versi danteschi hanno smesso di essere solo letteratura, trasformandosi in uno specchio vivo per riflettere su colpa, riscatto e sulla complessa ricerca della libertà interiore”, si legge nel racconto testimoniale raccolto dall’organizzazione.
Secondo il rettore Mazzucchi, la formazione universitaria in carcere non è una concessione, ma una componente essenziale della missione pubblica dell’Ateneo: il diritto allo studio e alla cultura appartiene a ogni persona, e la cultura può offrire nuove prospettive senza cancellare il passato.
Il Polo Universitario Penitenziario dell’Università di Napoli Federico II ha sede al Centro Penitenziario Pasquale Mandato, a Secondigliano, ed è ormai una realtà consolidata. Attualmente propone 11 corsi di laurea triennali e 2 magistrali, coinvolgendo circa 100 studenti e una decina di laureati. Le lezioni si svolgono in presenza: ogni semestre circa 70 docenti entrano in carcere per insegnare, garantendo che la laurea conseguita in istituto sia pienamente equiparata a quella ottenuta in Ateneo.
La gestione del progetto è descritta come una sinergia fondamentale tra Amministrazione Penitenziaria e Università: una lettura della pena orientata a prospettive riabilitative e sociali, piuttosto che a sole conseguenze disciplinari. In questa cornice, il dialogo tra istituzioni appare come un elemento chiave nel percorso rieducativo previsto dalla Costituzione.
La direttrice della Casa Circondariale Poggioreale, Giulia Russo, insieme a Marella Santangelo, sottolinea che l’iniziativa dimostra come carcere e università possano fondersi in un’endiade di cultura ed emozione, offrendo una lettura positiva del cammino rieducativo. Santangelo aggiunge che la giornata ha evidenziato l’impegno del PUP nelle carceri campane e ha aperto nuove prospettive di cambiamento sia dentro sia fuori dal sistema penitenziario.
Il Polo Universitario Penitenziario opera grazie a un protocollo d’intesa firmato nel dicembre 2018 con il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Campania, estendendosi anche agli studenti degli altri istituti regionali. Un modello di sinergia tra istruzione superiore e gestione penitenziaria che, secondo i responsabili, può offrire strumenti concreti di inclusione e riabilitazione attraverso la cultura.
