Francesca Tucci, una giovane Afragolese di 24 anni, è al centro di una nuova fase della ricostruzione giudiziaria: nello stesso giorno sono state depositate tre consulenze di parte che alimentano il confronto tra le parti sul decorso che ha condotto al decesso. L’indagine della Procura di Napoli, coordinata dal sostituto procuratore Mario Canale, vede tre medici indagati per l’ipotesi di omicidio colposo, mentre la famiglia continua a riproporre linee di contestazione alle conclusioni della consulenza autoptica disposta dalla stessa Procura.
Il fulcro della contesa è rappresentato da valutazioni tecniche sui tempi e sulle scelte chirurgiche, nonché sulla gestione del periodo postoperatorio. Le nuove relazioni di parte, consegnate agli inquirenti, mirano a contestare elementi chiave delle ricostruzioni ufficiali e a indicare margini di criticità che, se confermati, potrebbero ampliare il terreno del dibattito tecnico-giudiziario. In questa fase, tuttavia, restano ipotesi e contestazioni: nulla è stato dichiarato né accertato come responsabilità definitiva.
La prima delle tre relazioni di parte, una sezione di 55 pagine firmata da Emanuele Capasso, professore di medicina legale all’Università Federico II, e da Giuseppe Tufano, specialista in chirurgia dell’apparato digerente ed endoscopia digestiva, mette al centro la questione dell’indicazione e della scelta dell’intervento. Secondo i due esperti, l’intervento sarebbe stato eseguito prematuramente, senza un adeguato trattamento conservativo, su una diagnosi ritenuta incompleta e senza una valutazione multidisciplinare. Nella loro lettura emergerebbero anche profili di negligenza nella sorveglianza del decorso postoperatorio. La relazione è stata resa nota dai legali della famiglia Tucci — Francesco Petruzzi, Massimo Lanna e Massimo D’Errico — e portata al vaglio del magistrato titolare del fascicolo.
La seconda consulenza, una relazione di 126 pagine affidata a Nicola Maria Giorgio, medico chirurgo e specialista in medicina legale, e Antonio Mirabella, medico specialistico in anatomia patologica, è stata invece commissionata dall’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi. Anche qui si contesta l’esito delle conclusioni della perizia della Procura: i due esperti di parte parlano di significativi profili di colpa professionale e sostengono che un comportamento in linea con le buone pratiche clinico-assistenziali avrebbe potuto evitare l’evoluzione fatale. Il punto cruciale resta la possibilità che un percorso diagnostico e terapeutico diverso avrebbe potuto incidere sull’esito, sollevando domande sia sull’ipotetico meccanismo della morte sia sulla responsabilità dei professionisti coinvolti.
La vicenda di Francesca Tucci era iniziata con un intervento chirurgico programmato al Cardarelli il 29 giugno, per una patologia congenita dell’apparato digerente di cui era affetta. Complicazioni hanno reso necessario un secondo intervento il 1° luglio, e il decesso è avvenuto nella terapia intensiva il 2 luglio. Dopo la denuncia della famiglia, la Procura ha aperto un’inchiesta; la cartella clinica è stata acquisita dalla Polizia e la salma è stata sequestrata per l’autopsia, mentre l’ospedale ha avviato un’indagine interna.
Il confronto tra le conclusioni dei consulenti della Procura e le nuove valutazioni di parte si è arricchito di una terza voce: prima era già emerso, infatti, che la famiglia aveva affidato un primo documento a specialisti come Luca Scognamiglio e Maurizio Gentile, che avevano messo in discussione la capacità di rispondere a quesiti su tempestività delle cure, rispetto delle buone pratiche e legame causale. Ora, con i nuovi due elaborati depositati nella stessa giornata, la disputa tecnica diventa tripla, con tre professionisti di parte che delineano letture alternative ai presunti eventi che hanno portato al decesso.
La Procura proseguirà l’esame delle tre consulenze di parte insieme alle altre risultanze investigative per chiarire non solo quale meccanismo abbia provocato la morte di Francesca, ma anche se decisioni diverse in aula operatoria avrebbero potuto cambiarne l’esito. I medici indagati restano, al momento, in una posizione di sospetto, non di condanna definitiva: la palla passa ora agli accertamenti in corso. Nell’ambito di questa indagine complessa, la città di Napoli continua a seguire la delicata storia di una giovane vita, affidata alle valutazioni della giustizia e della medicina legale.
