Napoli, 3 dicembre – Si avvicina una tappa decisiva per Gaetano Petriccione, indicato dagli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia come l’attuale vertice della cosca Vanella Grassi, attiva tra Scampia e Secondigliano. L’udienza preliminare davanti al giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Napoli è fissata per la prima metà di dicembre e arriva dopo l’arresto intervenuto nelle scorse settimane, in carcere dal 2023 per altra causa.
L’inchiesta in questione va ben oltre l’atto di arresto: i pm della DDA hanno portato in tribunale un dossier che, secondo quanto emerge, potrebbe aprire una pagina definitiva sulla gestione del clan. La convocazione in aula assegna al procedimento una chiara svolta dal piano investigativo a quello processuale, evidenziando l’intenzione di accertare responsabilità e ruoli all’interno della dinamica criminale della cosca.
L’oggetto dell’imputazione verte su due omicidi consumati tra gennaio e febbraio del 2008, episodi ritenuti parte della prima faida di camorra che interessò l’area nord della città. Vittorio Iodice fu assassinato il 25 gennaio 2008, un delitto inserito dagli inquirenti nello scacchiatoio di vendette che coinvolse diverse fazioni della criminalità montante in quel periodo. A pochi giorni di distanza, il 9 febbraio 2008, morì Carmine Fusco, colpito da una offensiva di fuoco in circostanze che hanno visto Petriccione all’epoca – all’incirca diciassettenne – coinvolto nelle dinamiche della famiglia criminale guidata dal padre Salvatore, noto come ’o marenar.
Nel contesto dell’udienza preliminare emergono elementi che distinguono questo fronte giudiziario: Petriccione avrebbe già ammesso la propria responsabilità nell’omicidio di Fusco, descrivendo quella fase della vita criminale come parte integrante delle logiche di potere e controllo della cosca. Una confessione che, pur alleggerendo in parte l’onere probatorio per l’accusa, pone interrogativi su come verrà quantificata la pena e quali attenuanti potranno essere riconosciute, tenuto conto della giovane età all’epoca dei fatti.
La narrazione processuale, come del resto emerge dal fascicolo portato in aula, non si limita al solo protagonista. Emergono riferimenti a figure già note nel panorama malavitoso di quegli anni, tra cui Fabio Magnetti, Alessandro Grazioso e Biagio Esposito, indicati in contesti di pentitismo e di alleanze complesse che avevano modulato l’equilibrio di potere nel quartiere. Il quadro fornito dalla DDA tratteggia una parabola di comandi e interessi economici che, secondo gli inquirenti, Petriccione avrebbe continuato a gestire anche dall’interno delle carceri.
La prima fase processuale, attesa per il 3 dicembre, non è solo un rito formale: per gli inquirenti rappresenta il crocevia tra accertamenti e accertamenti conclusivi, una possibilità concreta di definire responsabilità e responsabilità future all’interno di un contesto criminale che ha segnato la Scampia di fine anni Duemila. Il clima nell’aula, come molti osservatori hanno sottolineato, sarà quello di una verifica seria del ruolo ricoperto dall’indagato all’interno della rete camorristica, con contributi che riguardano sia la leadership sia la gestione delle dinamiche interne ed esterne al clan.
In attesa della discussione, resta centrale la domanda su quale peso la confessione potrà avere nel processo e come la condizione di distanza temporale dai fatti – quasi due decenni – influenzerà la pena e le attenuanti. Intanto, la procura resta focalizzata sullo spaccato storico della faida e sulle ramificazioni della leadership criminale che, secondo i giudici, potrebbe aver continuato a muoversi dall’ombra, anche a distanza di anni. L’udienza del 3 dicembre promette di offrire una lettura chiara su quanto emerso in indagini e interrogativi, aprendo la strada a una pagina definitiva sulla vicenda della Vanella Grassi.
