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Processo choc a Napoli per l’omicidio del marito: le figlie si costituiscono parte civile dopo 189 coltellate

Inizia un nuovo e drammatico capitolo giudiziario nella Terza Sezione della Corte d’Assise di Napoli, dove è in corso il processo a carico di Lucia Salemme, 58 anni, accusata di aver assassinato il marito Ciro Rapuano…

Processo choc a Napoli per l’omicidio del marito: le figlie si costituiscono parte civile dopo 189 coltellate

Inizia un nuovo e drammatico capitolo giudiziario nella Terza Sezione della Corte d’Assise di Napoli, dove è in corso il processo a carico di Lucia Salemme, 58 anni, accusata di aver assassinato il marito Ciro Rapuano con 189 coltellate. La vicenda, che ha scosso il clan familiare dei Rapuano, vede le due figlie della donna, Valentina e Manuela, costituirsi parte civile contro di lei. Sotto la superficie di questo drammatico evento si cela una serie di intrighi familiari e segreti inconfessabili.

La notte tra il 3 e il 4 settembre 2025, l’appartamento di via Sant’Arcangelo a Baiano, nel rione Forcella, diventa il teatro di un omicidio efferato. Ciro Rapuano viene trovato morto nel suo letto, con segni evidenti di violenza. Sebbene Lucia Salemme abbia affermato di aver agito in legittima difesa dopo un’aggressione del marito, le indagini della Procura di Napoli hanno messo in luce una realtà ben diversa: l’uomo non ha opposto alcuna resistenza e la donna avrebbe preparato il terreno per l’omicidio, disattivando il sistema di videosorveglianza poco prima del delitto.

L’omicidio è stato ampiamente motivato da una questione economica. Nel loro appartamento, la coppia aveva accumulato oltre 400mila euro in contanti, ma una consistente somma era recentemente sparita. Le indagini hanno rivelato che sia la Salemme che la figlia minore Manuela avrebbero utilizzato parte di quel denaro per acquisti di lusso, provocando tensioni e conflitti all’interno della coppia.

Manuela, presente nell’abitazione al momento dell’omicidio, ha fornito agli investigatori una versione sorprendente. Ha dichiarato di essersi svegliata solo dopo che il delitto era già avvenuto, trovandosi di fronte una madre armata di coltello e ricevendo minacce di morte se avesse cercato di dare l’allarme. Questa deposizione ha portato le sorelle della vittima e i suoi familiari a sollevare gravi dubbi sul comportamento della ragazza, ponendo interrogativi su come non possa aver sentito nulla di così violento avvenuto a pochi metri da lei.

Con la prossima udienza fissata per il 5 novembre, la tensione è palpabile. La Corte d’Assise si prepara a un confronto aspro: la difesa tenterà di argomentare a favore di un presunto maltrattamento da parte della vittima, mentre l’accusa si basa su prove digitali inoppugnabili. Le divisioni familiari e le accuse si intrecciano in un caos di sospetti, vendette e ricerca di giustizia in un contesto familiare lacerato.

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