Fulvio Martusciello è stato riconfermato segretario regionale di Forza Italia in Campania il 9 settembre 2026, nel congresso regionale tenutosi a Napoli. L’elezione, descritta dalla stampa come a forte maggioranza per un candidato unico, è stata accompagnata da contestazioni interne: una frangia di dissidenti ha depositato una diffida e annunciato l’intenzione di presentare ricorso al Collegio Nazionale dei Probiviri; alla data successiva al congresso il ricorso risulta pendente e non vi è alcuna pronuncia del Collegio.
Durante il congresso Martusciello si è sottoposto pubblicamente a un test antidroga salivare eseguito sul palco; i principali organi di informazione locali hanno riportato l’esito come negativo, con applausi in sala. Si trattava di un atto dimostrativo, un’azione simbolica e comunicativa pensata per rassicurare l’elettorato e lo stesso partito, non di una verifica giudiziaria o amministrativa con effetti istituzionali.
Il gesto ha un forte valore performativo. Nell’attuale linguaggio politico le prove personali e le dimostrazioni di trasparenza funzionano come strumenti di riconoscimento pubblico: mettersi “sotto la lente” è una forma di performance che mira a rassicurare elettori e opinione pubblica in un contesto mediatico dove immagini e clip sui social possono condizionare la percezione più della sostanza. Un test salivare sul palco è, per sua natura, immediato e visibile, ma resta limitato nella portata e nella attendibilità come risposta alle questioni di legittimità interna e alle critiche organizzative.
Il confronto con il mondo dello sport — dove controlli e procedure sono prevedibili, regolamentati e collegiali — aiuta a capire i limiti di simili gesti in politica. Qui la prova personale non sostituisce istituti e procedure che garantiscano responsabilità collettiva: commissioni, verifiche indipendenti, regole su incarichi e finanziamenti restano necessari per una trasparenza reale. Quando la credibilità si costruisce prevalentemente attraverso gesti individuali e spettacolarizzati, la politica corre il rischio di perdere terreno sui contenuti e sulle riforme istituzionali.
A livello locale, in Campania e a Napoli, la fiducia nelle istituzioni passa soprattutto per la qualità dei servizi: l’efficienza del trasporto locale, lo stato dei cantieri nel centro storico, la manutenzione urbana e la gestione di enti come l’EAV sono nodi concreti. Un test salivare negativo può rassicurare sulla sfera privata del leader, ma non affronta le cause profonde del disagio cittadino né sostituisce progetti, scelte amministrative e azioni politiche misurabili.
Il valore politico del gesto va poi letto alla luce delle contestazioni formali in corso. La diffida depositata e l’annunciato ricorso ai probiviri attenuano l’effetto unificante della performance pubblica: invece di chiudere la questione della legittimità, il test rischia di concentrare l’attenzione sulla dimensione personale mentre permangono divisioni organizzative e questioni procedurali ancora aperte.
Il rischio è duplice. Da un lato la ritualizzazione di gesti privati come prove di moralità può creare una norma comunicativa che privilegia l’apparire sulla capacità di governare; dall’altro, quando tali gesti non sono accompagnati da risposte concrete alle esigenze dei cittadini e da pratiche interne di trasparenza, producono una legittimazione fragile. Per chi vive nelle periferie e nelle strade di Napoli contano soprattutto i risultati tangibili: tempi e qualità dei trasporti, cantieri che ripartono e servizi che funzionano.
Se la politica del futuro vuole essere credibile, deve saper coniugare visibilità e sostanza: la visibilità per essere responsabile e accessibile, la sostanza per essere efficace e riformatrice. I test personali possono avere valore simbolico, ma non devono diventare surrogati di istituzioni capaci di controlli e meccanismi che garantiscano trasparenza reale e duratura. Nel frattempo, le contestazioni interne al congresso restano aperte e il giudizio definitivo sulle procedure spetta agli organi interni competenti.
