**Afragola: Pizzini dal carcere rivelano un complotto per omicidio**
Recenti dichiarazioni di Cosimo Nicolì, collaboratore di giustizia legato al clan Senese, hanno svelato un intricato piano criminale che coinvolgeva ordini dall’interno del carcere, tra cui uno specifico riguardante l’eliminazione del rivale Antonio Moccia. Nicolì, che all’epoca era parte dei ‘Rinnegati’, un gruppo camorristico attivo ad Afragola, ha descritto come il boss Michele Senese, noto come ‘o pazz’, impartisse direttive tramite pizzini.
La Dda di Roma ha lanciato un’inchiesta sul boss, accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, conosciuto come Diabolik, avvenuto a Roma nel 2019. Le indagini hanno portato alla luce il legame tra Nicolì e il clan Senese, evidenziando come le comunicazioni fra i membri della cosca avvenissero in modo elaborato e contorto, attraverso biglietti nascosti all’interno di scarpe.
Nicolì ha testimoniato che, al suo rilascio nel 2020, ricevette un messaggio urgente dalla moglie, avvertendolo di dover eseguire un ordine di Senese: uccidere Moccia. L’operazione, destinata a vendicare Antonio Gaglione, finito nel mirino della famiglia Moccia, doveva culminare con un approccio clandestino, ma l’esecuzione dell’omicidio fallì.
Dalle sue rivelazioni emerge che il boss teneva d’occhio l’andamento della situazione esterna costantemente attraverso interazioni con i familiari. “Via messaggi e colloqui con la moglie e il figlio, Michele Senese era a conoscenza di ogni dettaglio delle operazioni”, aggiunge il collaboratore.
Nel suo racconto, Nicolì ha evidenziato come, nonostante l’ossessione di Senese per Moccia, gestiva autonomamente affari legati a droga e usura nel proprio territorio, Afragola. I messaggi dell’ormai detenuto boss, trasmettevano una forte insistenza su ciò che riguardava il suo nemico, mentre Nicolì si dedicava anche ad altre attività illecite, supportato dal clan.
Questo intrigo criminale ora è al vaglio delle autorità, che stanno approfondendo ulteriormente gli elementi emersi dalle testimonianze di Nicolì, determinando la portata dell’influenza della criminalità organizzata nel territorio di Afragola.Un recente resoconto di un collaboratore di giustizia ha gettato nuova luce sulla figura di Michele Senese, un boss di Afragola, descritto come una figura temuta e potente nel panorama della criminalità organizzata. Durante l’interrogatorio con i pubblici ministeri, Cosimo Nicolì ha descritto Senese come un individuo spietato, paragonandolo addirittura a Hitler, e sottolineando come il suo nome incuta timore anche tra i più esperti criminali.
Nicolì ha condiviso dettagli inquietanti sulla violenza e la brutalità dei metodi utilizzati da Senese nella sua guerra contro i rivali, in particolare i Magliulo. “Quando si parla di Michele Senese, il tempo sembra fermarsi”, ha dichiarato Nicolì, evidenziando il rispetto e allo stesso tempo la paura che il boss suscita.
Il pentito ha spiegato che il soprannome ‘o Pazz, affibbiatogli in ambito criminale, non è dovuto alla sua reale sanità mentale ma a una strategia di dissimulazione: Senese si era finto pazzo per ottenere un trattamento carcerario più favorevole. Questo comportamento ha portato alla decisione di trasferirlo in una clinica per la sua presunta incapacità di affrontare il regime carcerario.
Nicolì ha anche chiarito l’origine del soprannome, relazionandolo a un familiare di Senese, Antonio, il quale ha contribuito a costruire l’immagine di un boss astuto e manipolativo. La testimonianza di Nicolì offre quindi uno spaccato inquietante del potere che Senese continua a esercitare nella criminalità della città, nonostante la sua lontananza da Afragola.
