Napoli, Pianura: il clan Perfetto conquista la periferia occidentale con un bunker, estorsioni e “stese”
Nel cuore di Pianura, quartiere di Napoli, la cronaca giudiziaria racconta una mutazione della criminalità organizzata: un gruppo guidato da un ragazzo di 24 anni, noto come “o piccirill”, sarebbe diventato il perno di un dominio che si estende su una vasta porzione della zona occidentale della città. L’inchiesta coordinata dalla Procura distrettuale, sostenuta dalla Squadra Mobile e dall’impianto istruttorio guidato dal giudice per le indagini preliminari Rosaria Dello Stritto, prende forma in un’ordinanza di quasi seicento pagine. L’ordinanza descrive una trasformazione della struttura criminale, che avrebbe rimpiazzato i residui storici dei clan Lago ed Esposito con una nuova egemonia.
La lettura d’insieme dell’inchiesta evidenzia una centralità inscalfibile: un centro operativo situato in via Torricelli 352, dove l’odierno capo della cosca avrebbe allestito una roccaforte al piano terra di un palazzo, blindata e sorvegliata in ogni dettaglio. Qui, secondo quanto emerge, si sarebbe consolidata una macchina di spaccio operante a tutte le ore: cocaina, crack, marijuana e hashish vengono gestiti in turnover continui, con un’organizzazione che prevede turni di otto ore per garantire un flusso costante di denaro. La stima del guadagno arriva a circa cinquantamila euro al mese per ogni piazza di spaccio, mentre la paga settimanale di chi lavora per il clan supera i mille euro.
A guidarne la logistica vi è Mario Fiscarelli, detto Mellone, braccio destro del giovane padrone e responsabile della traduzione in direttive operative. Da lui dipendono sia la gestione della rete di piazze sia i cosiddetti commandos armati, impiegati per ristabilire, con metodi intimidatori, la legge del clan sul territorio. La dinamica della minaccia non ammette repliche: chiunque osi contrapporsi all’egemonia dei Perfetto viene convinto con la forza, trovando spesso porte chiuse e minacce puntuali, rinforzate dall’uso di armi.
La forza del clan si esprime anche attraverso l’uso sistematico della violenza mirata a consolidare potere e silenzio. Le cosiddette “stese” sono diventate una modalità ricorrente per dimostrare chi comanda, con raid notturni o diurni, spari in aria o contro immobili e veicoli dei rivali. Dal primo gennaio ad oggi, la polizia ne ha contate quindici, segnando un territorio ostaggio della minaccia e dell’impunità apparente. Una di queste operazioni avrebbe avuto conseguenze tragiche: un passante, estraneo alle dinamiche criminali, è stato ferito al volto da un proiettile vagante lo scorso 15 ottobre, perdendo purtroppo la vista dall’occhio sinistro.
La catena del controllo non si limita al racket della droga: estorsioni, minacce e pressioni sugli esercenti del territorio rivelano un’infrastruttura capillare che tassa ogni attività illegale e, spesso, anche gli affari leciti di commercianti. Chi rifiuta di pagare si vede confrontare direttamente con il baby-boss, ai cui ordini fanno seguito intereventi coercitivi che includono l’esibizione di armi e richieste di somme consistenti. Il quadro dipinto dall’ordinanza è chiaro: la rete criminale del clan Perfetto ha costruito un controllo capillare del territorio, con una coesione interna che si esprime in una gerarchia ben definita e in una dittatura della violenza.
Gli elementi finora acquisiti dall’inchiesta, però, restano in gran parte da chiarire. L’operazione prosegue lungo piste investigative che mirano a capire come sia maturata questa mutazione e quali siano i legami concreti tra i singoli episodi di violenza, le estorsioni e le dinamiche di spaccio che alimentano l’economia illegale del gruppo. L’esame delle prove, la verifica di eventuali complicità e l’analisi di ulteriori riscontri sono attentamente in corso, mentre la procura continua a delineare i contorni di una realtà che sembra aver ridefinito, in tempi recenti, i confini della criminalità organizzata nel quartiere.Napoli, blitz all’alba contro lo spaccio: 28 misure cautelari e una lettera anonima al procuratore Gratteri
All’alba di oggi Napoli è stata teatro di un’operazione anti-crimine che ha portato all’emissione di 28 misure cautelari, su richiesta della pubblica accusa. L’inchiesta, mirata a contrastare una rete di spaccio, mette in evidenza una dinamica guidata da giovani elementi, pronti all’uso di armi e a una gestione serrata delle attività illecite.
Nei mesi scorsi una lettera anonima è giunta sulla scrivania del procuratore Nicola Gratteri. Il testo, pur scritto con una calligrafia incerta, è risultato particolarmente lucido nel descrivere l’organizzazione criminale: via Torricelli è indicata come centro di raccolta e smistamento degli introkay, e vengono puntati i riflettori su Mattia Perfetto, ventiquattrenne identificato dall’anonima missiva come figura centrale, e sul suo luogotenente Mario Fiscarelli. Potrebbe trattarsi di una sponda significativa per l’indagine in corso.
Il provvedimento robusto assunto all’alba, con 28 misure cautelari tra arresti e obblighi, supera le 40 richieste inizialmente avanzate dalla procura. Secondo gli inquirenti, l’intervento rappresenta una risposta ferma dello Stato all’espansione di una camorra che, sempre più giovane e spregiudicata, si presenta armata e determinata a controllare le rotte dello spaccio nella città e in tutta la provincia.
Tra gli indagati figurano oltre trenta individui, con ruoli e responsabilità distinti all’interno della stessa rete.Tra gli individuati ci sono Mattia Perfetto, 24 anni; Mario Fiscarelli, 43; Vincenza Bavarella, 46; Massimiliano Costagliola, 33; Giovanni Bellofiore, 39; Alessio Esposito, 18; Andrea Ilario, 32; Vincenzo Pesce, 19; Francesco Cardillo, 42; Antonio Scagliola, 43; Giuseppe Pisa, 29; Vanda Maria Dos Santos Lopes, 48; Giuseppe Balzano, 41; Luca Schioppa, 26; Marco Uccello, 38; Massimiliano Santagata, 22; Luca Musto, 25; Ciro Battista, 20; Emanuele Marotta, 32; Cristian Cacace, 23; Claudio Riccardo Garavini, 21; Vincenzo Cimmino, 48; Elia Seta, 21; Antonio Izzo, 22; Antonio Lago, 49; Carmine Lago, 30; Carlo Maiorano, 25; Emanuele Marcello, 28; Antonio Musto, 35; Gianluca Pisa, 36; Alfredo Pace, 35; Mariano Maiorano, 34; Emanuele Notto, 27; Antonio Luongo, 41; Pietro Riano, 40; Carmine Bagarello, 36; Salvatore Esposito, 28; Luigi Palumbo, 27; Ciro Russo, 24; Gaetano Esposito, 25; e altri ancora compaiono nell’elenco degli indagati.
La struttura dell’indagine, che ha visto l’uso di strumenti investigativi avanzati e il monitoraggio di dinamiche quotidiane, va inscritta in una cornice territoriale evidente: Napoli, con la sua Campania, continua a essere terreno di confronto tra forze dell’ordine e organizzazioni criminali che evolvono, affidando nuove leve a ruoli chiave e mettendo a rischio la sicurezza pubblica. La carta anonima inviata al procuratore Gratteri ha, secondo quanto emerso finora, alimentato la lettura della rete e ha fornito elementi utili a contestualizzare l’inchiesta e a definire i canali di disbrigo delle sostanze illegali.
Resta mantenuto lo stato di avanzamento delle verifiche: non si tratta di sentenze, ma di un quadro investigativo ancora in fase di definizione. Gli accertamenti sono in corso per corroborare i vari ruoli all’interno della rete di traffico e per stabilire eventuali collegamenti esterni al territorio napoletano. Con questo blitz, le autorità intendono mettere un freno a un fenomeno che, a detta degli investigatori, continua a mutare pelle e a radicarsi nelle zone sensible della provincia.
Conclusione provvisoria: la magistratura e le forze dell’ordine proseguono le indagini per chiarire dinamiche, responsabilità e reati contestati, mentre la cittadinanza resta in attesa di ulteriori sviluppi sulla complessa operazione che ha scosso la realtà criminale di Napoli e della Campania.
