La morte di Tony Petruzzi lascia Capri a Hollywood senza il suo mecenate: la rassegna, simbolo di visibilità internazionale per l’isola, entra ora in una fase di transizione.
Per anni la kermesse ha goduto dell’apporto personale e delle relazioni internazionali che Petruzzi seppe tessere, trasformando la Piazza, le ville e i luoghi pubblici in palcoscenico di ospiti e troupe. È qui che nasce il nodo pratico: dietro a ogni ospite di richiamo ci sono garanzie economiche, contatti con distributori e broadcaster, e una macchina organizzativa che va oltre il cartellone. Senza il mecenate titolare di quei rapporti, gli organizzatori locali si trovano a dover ricostruire una rete di finanziamento e servizi—dal trasporto marittimo straordinario alla logistica alberghiera—che incide direttamente sull’economia dell’isola.
Le opzioni sul tavolo non sono misteriose ma richiedono scelte coraggiose. Primo profilo: consolidare una forma di governance più istituzionale, con il coinvolgimento stabile del Comune di Capri e della Regione Campania, per garantire continuità e contabilità trasparente. Secondo profilo: trasformare la rassegna in una fondazione mista, capace di attrarre sponsor nazionali e internazionali mantenendo autonomia culturale. Terzo percorso: partenariati con soggetti del settore audiovisivo e piattaforme streaming, che potrebbero offrire visibilità e ricavi, ma imporrebbero scelte editoriali diverse.
Ognuna di queste strade porta con sé limiti concreti. L’ingresso più netto della pubblica amministrazione può rassicurare per la tenuta finanziaria ma rischia di politicizzare l’evento; una fondazione richiede capitali iniziali e governance professionale; l’accordo con piattaforme internazionali può spostare l’asse della rassegna verso mercati e interessi non sempre compatibili con il tessuto locale. In tutti i casi, ciò che serve è una roadmap credibile, tempi certi e figure manageriali con esperienza nel settore dei festival cinematografici.
Per l’isola, la posta in gioco non è solo culturale: Capri a Hollywood è un marchio turistico che genera attenzione mediatica e flussi soprattutto fuori stagione. Per questo la comunità imprenditoriale, gli albergatori e le istituzioni locali hanno interesse a evitare soluzioni tampone che riducano l’attrattiva. L’eredità di Petruzzi apre dunque un bivio: lasciar declinare un format nato da una persona o costruire un modello collettivo e sostenibile che ne conservi lo spirito, ma con regole più solide. Nei prossimi mesi capiremo quale strada prevarrà; per ora, sull’isola si misura la capacità di trasformare il lutto in progetto condiviso.

