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Fragliasso: a Torre Annunziata non ho chiesto lo scioglimento del Comune, volevo una svolta contro la camorra

Fragliasso: a Torre Annunziata non ho chiesto lo scioglimento del Comune, volevo una svolta contro la camorra

Fragliasso: «Non chiedevamo lo scioglimento, ma azioni concrete contro la camorra»

Non era un appello allo scioglimento del Comune di Torre Annunziata, ma un chiaro richiamo alle istituzioni affinché reagissero e adottassero misure concrete contro la criminalità organizzata. Il procuratore capo della Procura di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, torna sui contorni di quella presa di posizione emersa durante la cerimonia di demolizione di Palazzo Fienga, il fortino del clan Gionta conosciuto come Fort Apache.

Durante il saluto alle demolizioni del 5 maggio, Fragliasso aveva parlato di ombre, opacità, illegalità e contiguità con la criminalità organizzata all’interno dell’amministrazione guidata in quel periodo dal sindaco di centrosinistra Corrado Cuccurullo. A distanza di mesi, la realtà politica di Torre Annunziata ha assunto nuove connotazioni, con lo scioglimento dell’ente per infiltrazioni camorristiche e l’insediamento di una Commissione straordinaria che oggi guida l’ente.

Sulla interpretazione del suo intervento, Fragliasso è netto: non mirava a chiedere lo scioglimento, ma a sollecitare una reazione concreta da parte della classe dirigente. «Speravo che le mie parole ottenessero l’effetto di spingere gli amministratori comunali a venire da me per capire cosa fare per svoltare – spiega Fragliasso – e invece si dimisero tutti», ha detto, sottolineando che la critica ricevuta non ha fatto crollare la sua lettura originale della situazione.

Il magistrato aggiunge che la sua presenza pubblica è stata una sollecitazione, non una proclamazione di scioglimento: «In tanti mi hanno criticato, ma pochi hanno capito il senso del mio discorso. Eppure io non avevo invocato lo scioglimento del Comune, ma solo denunciato ancora troppe contiguità, nonostante la volontà dello Stato di cambiare registro su beni come Palazzo Fienga, da sempre centro del potere camorristico». L’obiettivo, dunque, era trasformare la denuncia in azione concreta contro la presenza della criminalità sul territorio.

Nel prosieguo della riflessione, Fragliasso invita la politica a muoversi con meno parole d’occasione e più fatti: «Meno convegni, più interventi concreti». E segnala strumenti utili per dare una dimensione reale al contrasto, tra cui il riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata attraverso progetti capaci di restituire quegli spazi alla collettività. In questa cornice, il lavoro di Agrorinasce, impegnata nella valorizzazione e nel riutilizzo dei beni sottratti ai clan, viene indicato come esempio pratico di ciò che serve fare sul territorio.

Fragliasso richiama anche la necessità di non permettere a una rete criminale di ridisegnare la realtà locale. «La camorra non si elimina dall’oggi al domani», osserva, sottolineando la necessità di tempo e di una ferma volontà da parte delle istituzioni e della cittadinanza per proseguire il percorso di risanamento. Il riferimento è anche a segnali concreti di presenza criminale nel territorio: pochi giorni prima, infatti, è stato arrestato Valentino Gionta Jr., individuato mentre si nascondeva proprio a Torre Annunziata. Per il magistrato, quell’episodio è una prova evidente che la camorra continua a essere attore nella realtà locale e richiede una vigilanza costante da parte della società civile e delle istituzioni.

Concludendo, Fragliasso invita a trasformare la prudenza in azione. L’impegno non è limitato a gesti simbolici, ma richiede una strategia che coinvolga settori pubblici e privati nella lotta quotidiana contro le infiltrazioni camorristiche. Palazzo Fienga resta un capitolo simbolico, ma la vera sfida è rendere effettivo il riuso sociale dei beni confiscati, accompagnando la nascita di progetti di riabilitazione urbana e di partecipazione civica. In questa cornice, l’excursus apparente di un richiamo politico diventa un programma operativo di rafforzamento delle istituzioni, una promessa di azioni tangibili e una richiesta insistente di responsabilità da parte di chi amministra e di chi vive la città.

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