Diciassette anni dopo l’omicidio di Mariano Bacioterracino, la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli annuncia una svolta nelle indagini: due persone sono state arrestate nel quadro di un’operazione legata a uno dei delitti di camorra che hanno ferito l’opinione pubblica, anche grazie alle immagini diffuse dai magistrati per chiarire la dinamica dell’agguato.
L’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita il 27 ottobre 2026 e riguarda Oscar Pecorelli, già detenuto nel carcere di Milano, indicato dagli investigatori come il presunto mandante dell’omicidio. Altri due soggetti, ritenuti collegati al suo gruppo, sono stati fermati con l’accusa di aver ricoperto il ruolo di conducente dello scooter utilizzato nell’operazione. L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Maria Sepe nel pool anticamorra della Procura di Napoli, mira a ricostruire la preparazione dell’atto criminoso e a definire le responsabilità di chi avrebbe organzzato l’azione e fornito supporto logistico al killer.
La vicenda, tuttavia, è profondamente ancorata a una cornice storica già nota agli inquirenti. Il 12 maggio 2009 Mariano Bacioterracino fu ferito mortalmente davanti a una caffetteria di via Vergini, nel cuore del Rione Sanità, a Napoli. Le immagini riprese dalle telecamere della zona mostrarono con freddezza l’esecuzione e la rapidità con cui l’agguato fu consumato in strada, in un contesto urbano molto frequentato. Per mesi i detective cercarono di identificare l’assassino dal filmato; nell’ottobre 2009 la Procura decise di rendere pubblici i frame dell’omicidio per sollecitare eventuali segnalazioni utili alla ricostruzione.
La diffusione del video contribuì a riaccendere l’attenzione sull’indagine, ma non chiuse il capitolo giudiziario. Negli anni successivi la dinamica resta intricata e gli sviluppi hanno alimentato diverse tesi: tra le piste emerse, una movente di vendetta legato a contese tra clan, evocata anche da storici filoni processuali che hanno seguito l’arco delle indagini. In particolare, una traccia collegata al delitto di Moccia, capostipite del clan omonimo di Afragola assassinato nel 1975, è stata menzionata nelle ricostruzioni pubblicate nel tempo: secondo alcuni collaboratori di giustizia citati in precedenti deposti, l’ordine di uccidere potrebbe risalire a ruggini tra fazioni rivali.
Nell’attuale fase, quindi, le nuove imputazioni puntano a definire non solo chi avrebbe materialmente guidato l’attentato, ma anche come sia stato orchestrato il piano e quali figure abbiano garantito il necessario supporto logistico. Tutto sarà sottoposto al vaglio dell’autorità giudiziaria, con gli stessi attori dell’inchiesta che continueranno a chiarire i contorni di una vicenda che ha segnato la storia criminale di Napoli.
La procura sottolinea che gli accertamenti proseguono e che lo sviluppo dell’indagine potrà portare a ulteriori riscontri. Nel frattempo, l’operazione odierna segna una tappa significativa in una vicenda che, pur avendo riacceso l’attenzione pubblica, resta ancora aperta ai necessari accertamenti sulla responsabilità e sulla dinamica complessiva dell’omicidio.Napoli, una nuova svolta nel caso Bacioterracino: la Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) ha annunciato nuove misure cautelari legate all’omicidio avvenuto nel quartiere della Sanità, noto agli inquirenti come l’“omicidio del video choc” consumatosi in via Vergini. Secondo quanto emerso dall’inchiesta odierna, la Dda starebbe identificando un presunto mandante e un complice logistico, collegando quanto avvenuto a un presunto assetto organizzativo della camorra locale. Le informazioni disponibili indicano Pecorelli come l’eventuale mandante dell’agguato, con un affiliato ritenuto incaricato di funzioni operative durante l’esecuzione. Il quadro accusatorio resta in fase di verifica giudiziaria e non coincide con una conclusione definita delle responsabilità.
La vicenda giudiziaria dell’omicidio Bacioterracino è stata segnata da una storia giudiziaria complessa che ha visto, nel corso degli anni, alterne vicende processuali. Nel 2011 Costanzo Apice fu condannato all’ergastolo come presunto autore dell’uccisione; la sentenza fu confermata in appello ma fu successivamente oggetto di ribaltamenti e controlli in Cassazione. Nel 2015 la Corte di Cassazione annullò la condanna all’ergastolo e dispose un nuovo giudizio d’appello. Il procedimento si concluse nel 2022 con l’assoluzione di Apice da parte della Corte d’Appello di Napoli, lasciando aperta la domanda su chi sia effettivamente l’esecutore materiale del delitto. L’oggetto della nuova inchiesta odierna va oltre l’identificazione dell’esecutore: secondo le contestazioni pubblicate, si starebbe tentando di definire il ruolo del mandante e di un complice logistico all’interno di una dinamica che avrebbe coordinato l’intera operazione.
Il cerchio temporale della vicenda, che ha tenuto banco per quasi due decenni, evidenzia le difficoltà tipiche delle indagini camorristiche: la delicatezza nel fare coincidere le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia con riscontri oggettivi, la necessità di verificare ogni elemento tecnico, dalle ricostruzioni video alle prove testimoniali, e la tutela delle parti coinvolte durante le fasi di indagine. Il video dell’omicidio, pubblicato nelle fasi iniziali, rappresentò una prova seminale per la ricostruzione della dinamica; non bastò però a chiudere definitivamente la questione sull’identità dell’esecutore, né a definire le responsabilità a livello gerarchico.
Ora l’attenzione si sposta sull’assetto organizzativo del delitto: chi avrebbe impartito l’ordine, quali contatti avrebbero assicurato gli spostamenti e quali figure avrebbero collegato i protagonisti tra loro. Le nuove misure cautelari richiedono un contenuto probatorio ancora da accertare e verificare nel contesto del procedimento giudiziario. L’indagine sembrerebbe mirare a distinguere tra chi decideva e chi eseguiva, cercando di mettere a fuoco la catena decisionale del gruppo criminale piuttosto che l’atto isolato.
Il delitto di via Vergini resta al centro della riflessione della città: Napoli, e più specificamente il Rione Sanitá, viene nuovamente chiamata a fare i conti con una storia che continua a interrogare la dinamica tra potere politico-commissivo e gruppi criminali, nonché le difficoltà di attribuire responsabilità in casi così frammentati. Per arrivare a una ricostruzione completa saranno determinanti gli elementi di prova raccolti, la loro valenza probatoria e la possibilità di verificare la catena delle responsabilità nel nuovo capitolo aperto dall’arresto del 27 ottobre 2026.
In attesa di ulteriori sviluppi, resta centrale la verifica di quanto emergente su chi, all’interno della rete criminale, avrebbe guidato l’azione e quale fosse il movente reale, con l’obiettivo di distinguere chiaramente tra accuse e fatti accertati. Il caso continua a richiedere pazienza e rigore investigativo per chiarire una vicenda ancora aperta, ma la novità odierna segna senza dubbio il ritorno al centro del dibattito giudiziario e urbano della città.
