Cronaca di Napoli
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Napoli, ucciso a coltellate un noto protagonista delle rapine ai Rolex

Napoli, ucciso a coltellate un noto protagonista delle rapine ai Rolex

Una notte di sangue attraversa Napoli, spezzando il silenzio dei vicoli tra Decumani e Anticaglia. Marco Barbuto, 48 anni, è stato rinvenuto privo di vita sull’asfalto, ferito da diciassette colpi soprattutto alla schiena. Un’esecuzione che lascia dietro di sé interrogativi avvolti nel mistero.

Le prime ricostruzioni degli investigatori, affidate agli uomini della Scientifica e alla Squadra Mobile, indicano una scena che parla di preparazione e fredda determinazione. Sul posto sono stati repertati elementi che lasciano intendere una situazione già predisposta: guanti in lattice ancora indossati, un passamontagna abbandonato in fretta e un scooter con la targa occultata. Segnali che potrebbero far pensare a un rituale finale di un’azione pianificata, o a un incontro tra persone che conoscevano bene i propri movimenti.

Le piste su cui gli inquirenti si stanno concentrando sono due e, al momento, dovute a riscontri empirici raccolti sul terreno. La prima ipotesi è quella di un regolamento di conti interno a una cerchia di complici: la spartizione del bottino di una rapina, finita in tragedia per una lite scoppiata tra membri della stessa banda. La seconda strada è quella di una rapina messa in atto da Barbuto stesso, da solo o in compagnia, che potrebbe aver incontrato resistenza e reagito con violenza. Entrambe le ipotesi trovano riscontri nei reperti della scena e saranno oggetto di ulteriori verifiche.

Gli investigatori stanno scandagliando la zona in cerca di telecamere che possano immortalare la fuga del possibile killer o eventuali complici, oltre all’analisi di tabulati e dei dispositivi mobili sequestrati alla vittima, veri rubinetti di contatti e movimenti delle ultime ore. A questo punto, l’esito degli accertamenti dipenderà dall’elaborazione delle tracce digitali e dai filmati disponibili nel quartiere, una zona in cui la presenza di telecamere è piuttosto diffusa ma non sempre risolutiva.

Alla base della vicenda c’è però anche un profilo che non è estraneo alle forze dell’ordine: Marco Barbuto era noto per una certa fascia di attività illegale legata al furto di orologi di lusso. Il suo nome ricorreva negli ambienti della criminalità legata al “rifugio” verso destinazioni turistiche della costa toscana, dove nel tempo aveva messo a segno colpi di alto valore. Le condanne risalenti al passato, tra Viareggio e Forte dei Marmi, hanno collegato Barbuto a una rete criminale che, tra Napoli e la Versilia, si sarebbero spinta a colpire orologi costosi.

Nel 2018, insieme al fratello Cristian, Barbuto era stato condannato dal Tribunale di Viareggio nell’ambito di un’inchiesta coordinata dai carabinieri di Viareggio e Forte dei Marmi. L’indagine aveva smantellato una formazione nota come la “banda dei Rolex”, un gruppo che, secondo le ricostruzioni, dedicava periodi di azione in Versilia per colpire turistas e passanti. Gli episodi documentati all’epoca includevano raid su orologi di lusso, tra cui un furto risalente al 2017 a Forte dei Marmi, quando fu sottratto un rarissimo Patek Philippe del valore di circa 35.000 euro; l’intera operazione avrebbe fruttato un bottino stimato intorno ai 90.000 euro. Il passato di Barbuto, dunque, emerge come cornice di un profilo criminale che lo legava a una rete estesa tra Napoli e le destinazioni balneari toscane.

Oggi, la domanda che gli inquirenti cercano di rispondere riguarda la chiave del movente e la dinamica reale dell’aggressione: chi ha voluto tappare per sempre la bocca di Barbuto tra i vicoli che sono teatro di drammi vecchi e nuovi? Le risposte arriveranno dall’analisi delle evidenze sul posto, dalla verifica delle comunicazioni recenti e dall’esame delle testimonianze raccolte. Per ora, Napoli resta al centro di un’indagine che guarda al passato criminale della vittima per provare a illuminare una notte che ha lasciato ferite profonde nel tessuto urbano.

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