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Sit-in al Grand Hotel La Sonrisa: protesta per la dignità negata

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A Sant’Antonio Abate, la tensione è palpabile. Circa cento lavoratori del Grand Hotel La Sonrisa hanno fatto sentire la loro voce oggi, radunandosi davanti ai cancelli chiusi della struttura, un luogo simbolo del turismo locale. I manifestanti, indossando cappellini e magliette personalizzate, hanno lanciato messaggi chiari: «Vogliamo il lavoro» e «Sant’Antonio Abate è la Sonrisa» risuonavano in modo molto forte, sotto l’attenta sorveglianza delle forze dell’ordine.

La chiusura dell’hotel non è frutto del caso; il Comune ha ritirato le licenze necessarie, in seguito a una sentenza del Tribunale di Torre Annunziata risalente al 2016. Questa decisione è stata confermata anche dal Consiglio di Stato, ed è stata ulteriormente sostenuta da una pronuncia della Corte di Cassazione nel 2024. Alla base della controversia c’è una lottizzazione abusiva, risalente al 1979, che ha portato alla costruzione del complesso alberghiero.

Il Comune ha acquisito l’intera area, che si estende per circa 44mila metri quadrati e include edifici parzialmente abusivi, giardini e persino un eliporto. Mentre i lavoratori protestano per il loro futuro, restano attualmente sospesi gli sgomberi degli appartamenti occupati dalla famiglia Polese e di alcuni locali commerciali ancora aperti.

Secondo quanto si apprende, la situazione ha creato un clima di forte preoccupazione tra i residenti. «La chiusura della Sonrisa non significa solo la perdita di posti di lavoro, ma anche un colpo al turismo della zona», ci racconta un cittadino che ha deciso di unirsi alla protesta.

L’agitazione tra i lavoratori e le loro famiglie è chiara, ma il futuro è incerto. Le prossime ore potrebbero essere decisive per comprendere le possibilità di riapertura della struttura e la risoluzione di una vicenda che ha già messo a dura prova un’intera comunità. La domanda ora resta aperta: quali saranno i prossimi sviluppi?