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Interdizione richiesta per la dottoressa Farina dalla famiglia Caliendo

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Napoli – Una vicenda che ha scosso la città e coinvolto una famiglia distrutta dal dolore: la sospensione di Domenico Caliendo, un bambino deceduto dopo un trapianto di cuore fallito, dalla lista di trapianto il 2 febbraio scorso.

Il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, ha annunciato misure legali cruciali, richiedendo l’interdizione della dottoressa Gabriella Farina. Secondo le sue dichiarazioni, la dottoressa sarebbe responsabile della decisione di escludere Domenico dalla lista, compromettendo le possibilità di ricevere un cuore compatibile poche ore dopo che uno si era reso disponibile a Bologna. “Chiederemo alla Procura di Napoli di indagare su possibili falsi nell’operato della dottoressa Farina”, ha affermato fermamente Petruzzi.

Il piccolo Domenico era ricoverato presso l’ospedale Monaldi quando ha perso la vita il 21 febbraio. Le incertezze riguardano il suo trapianto di cuore, effettuato lo scorso 23 dicembre, un intervento tragicamente segnato da un esito negativo. La dottoressa Farina, che guidava l’equipe medica coinvolta nel delicato intervento, è già tra i sette medici indagati per omicidio colposo in concorso, e ora pesa su di lei un gravoso sospetto.

Petruzzi, come riportato nelle prime informazioni disponibili, sottolinea l’assenza di giustificazioni cliniche per la sospensione di Domenico, ipotizzando che si possa configurare un reato di falso. “Dalle comunicazioni con il centro regionale trapianti emerge chiaramente che la dottoressa ha agito unilateralmente, senza alcun riscontro nella cartella clinica”, dichiara.

Nel frattempo, la Procura ha concesso all’avvocato Petruzzi accesso a conversazioni in chat tra i membri del personale medico, estratte dai cellulari sotto sequestro. Questi scambi potrebbero rivelarsi fondamentali per la ricostruzione della vicenda. “Stiamo cercando di chiarire ogni passaggio, per garantire giustizia a Domenico e alla sua famiglia”, ha spiegato il legale.

Le prossime ore potrebbero essere decisive per comprendere l’intera situazione e le responsabilità relative. Intanto, nel quartiere resta alta l’attenzione e il dolore della comunità, amplificato dalla richiesta di giustizia per un bambino che non doveva andare via così presto. La domanda, ora, resta aperta.