Napoli – Un giudice ha stabilito che denunciare le inefficienze dei servizi sociali durante una crisi sanitaria non è solo un diritto, ma un dovere civico. La vicenda riguarda Giuseppe “Pino” Grazioli Somma, editore della web TV Paradise TV, assolto dalla Sezione Penale del Tribunale di Napoli. Il giudice, dott.ssa Stefania Daniele, ha deciso che «il fatto non sussiste», ribaltando la richiesta di condanna a sei mesi avanzata dalla pubblica accusa.
La storia affonda le radici nell’aprile del 2020, proprio nel cuore del lockdown. In quel periodo, Grazioli si trovava a Portici, nei pressi di un cimitero, dove un uomo senza fissa dimora, Maurizio Rainardi, viveva in condizioni disperate in una tenda canadese. Le dirette streaming su Facebook di Grazioli non erano solo una cronaca di eventi, ma una chiara richiesta d’azione. «Dovete mostrarmi la denuncia che avete fatto ai servizi sociali di Portici per omissione di soccorso», ha incalzato il giornalista, pretendendo risposte dalle autorità presenti.
Non tutti hanno accolto con favore la sua iniziativa. Il sindaco di Portici, Vincenzo Cuomo, ha querelato Grazioli, sostenendo che la sua reputazione e quella dei servizi sociali locali erano state messe in discussione. Nel corso del dibattimento, l’Amministrazione comunale si è costituita parte civile, chiedendo risarcimenti per i danni subiti. Testimoni, incluso personale delle Forze dell’Ordine, hanno confermato che il senzatetto era noto per rifiutare aiuti e mostrava comportamenti irrequieti.
La difesa, guidata dall’avvocato Massimo Viscusi, ha sottolineato il valore umanitario dell’intervento di Grazioli, mirato a evidenziare una situazione di marginalità peraltro amplificata dalla pandemia. “La sua azione era una legittima sollecitazione alle istituzioni”, ha argomentato il legale, cercando di difendere il diritto di critica essenziale nella democrazia.
Il giudice, nelle motivazioni della sentenza, ha messo in luce un principio significativo: «L’assenza dell’iscrizione all’albo dei giornalisti non compromette la validità dell’operato di denuncia». La sentenza stabilisce che la cronaca video di Grazioli, per quanto accesa, non è stata diffamatoria, ma ha rappresentato una risposta ad un disservizio percepito dalla comunità.
Con questo verdetto, il Tribunale di Napoli ha segnato un punto cruciale nella difesa del diritto di ogni cittadino di monitorare e criticarne l’operato degli enti pubblici. Ma la questione si chiude davvero qui? Le ripercussioni di questa sentenza potrebbero influenzare non solo il giornalismo partecipativo, ma anche la fitta rete di servizi sociali in città. Restano ora da chiarire gli ulteriori sviluppi della vicenda.

