Capri – Nuove tensioni sull’isola azzurra riguardo il Piano di Utilizzo delle Aree Demaniali proposto dal Comune di Anacapri. L’iniziativa mira a trasformare una parte della scogliera del Faro di Punta Carena in una spiaggia pubblica, riducendo radicalmente gli spazi concessi ai privati. Ma questa decisione ha sollevato un polverone tra gli operatori locali.
I gestori dello storico stabilimento balneare della zona non ci stanno e hanno espresso forte preoccupazione per il drastico taglio dei lettini, che scenderebbero da 150 a soli 50. Temono che l’apertura a un pubblico non pagante possa portare a un deterioramento della qualità dei servizi e a un rischio di “degrado”. Questa situazione, secondo loro, potrebbe ridurre l’attrattiva dell’area, potente meta turistica.
Stando a quanto emerso dalla prima ricostruzione, le dichiarazioni dei gestori hanno scatenato le reazioni della politica locale. Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, ha definito inaccettabile il tono classista delle critiche: “Queste affermazioni denotano un atteggiamento sprezzante verso chi non può permettersi costi esorbitanti per godere del mare”, ha commentato.
In un contesto dove il prezzo per un lettino al giorno può superare i 100 euro, Borrelli sostiene che l’iniziativa di Anacapri rappresenti una scelta di buon senso, in netto contrasto con quelle realtà imprenditoriali che per anni hanno accumulato profitti enormi, sfruttando concessioni demaniali ben al di sotto del loro valore reale.
La discussione non si limita al Faro di Punta Carena, ma si estende all’intero modello turistico di Capri, dove i costi per i normali cittadini sembrano sempre più inaccessibili. “La spiaggia è un bene comune, non proprietà di pochi privilegiati”, ha concluso Borrelli, auspicando che questa battaglia possa segnare una svolta concreta non solo ad Anacapri, ma sulla totalità dell’isola.
Intanto, nei bar e nei ristoranti della zona, i residenti si mostrano divisi. C’è chi plaude all’iniziativa del Comune e chi, invece, teme un cambiamento troppo repentino. La tensione resta alta e la questione dei canoni demaniali, così come la loro equità, sembra destinata a catalizzare ulteriori polemiche nei prossimi giorni. La domanda ora resta aperta: la lotta per un mare accessibile a tutti si trasformerà in una realtà concreta o si perderà nel mare di interessi economici?
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