**Caivano: clan Angelino e social, l’arresto diventa spettacolo**
L’operazione dei carabinieri contro il clan Angelino di Caivano segna un’ulteriore svolta nella lotta alla criminalità organizzata, rivelando l’uso dei social media come strumento di ostentazione da parte dei membri del gruppo. Le forze dell’ordine hanno eseguito 34 misure cautelari nella notte, portando 23 persone in carcere e imponendo arresti domiciliari ad altre 11.
Questo provvedimento, caratterizzato da un’ordinanza di circa 1.200 pagine, ha evidenziato come il clan, attivo tra Caivano e Casoria, non si limitasse al controllo delle piazze di spaccio, ma sfruttasse anche le piattaforme social per esibire il proprio potere e la propria ricchezza.
**Social e ostentazione: un pericoloso connubio**
I video postati su TikTok immediatamente dopo il blitz mostrano alcuni degli arrestati in un momento che, al di là della gravità della situazione, viene trattato come un evento da condividere e commentare. Queste immagini rivelano come l’atto dell’arresto possa essere trasformato in una prova di notorietà, alimentando una cultura dell’ostentazione.
L’ordinanza ha messo in luce un’inquietante dinamica sociale, dove persino il momento dell’intervento delle forze dell’ordine diventa materiale da utilizzare sui social, rinforzando una narrazione di resistenza nei confronti dello Stato.
**Il simbolo di una cultura criminale: i Rolex**
Un ulteriore aspetto significativo è il valore attribuito agli orologi di lusso, in particolare i Rolex. Questi non sono solo beni materiali, ma simboli di potere economico e status. Raffaele Zambella, identificato come uno dei leader del clan, avrebbe acquistato questi orologi con modalità che rivelano una strategia di ostentazione.
Il collaboratore di giustizia ha affermato che tali acquisti avvenivano non solo per il loro valore intrinseco, ma per il messaggio di forza che trasmettevano sui social. Questo meccanismo di spavalderia ha rappresentato una forma di comunicazione per il clan, dove la ricchezza diventava visibile e riconoscibile.
**Un patrimonio in evidenza**
L’inchiesta ha svelato anche la gestione dei proventi delle attività illecite. Invece di essere reinvestiti, i fondi venivano conservati in contante e custoditi nella residenza di Zambella. I carabinieri hanno sequestrato €3,2 milioni in contante e 11 Rolex, stimati complessivamente in €127.300, segnale di una disponibilità economica notevole.
La stima fornita dal collaboratore di giustizia parla di un patrimonio del clan che potrebbe oscillare tra i 10 e gli 11 milioni di euro. Si tratta di elementi cruciali che saranno approfonditi nel prosieguo dell’indagine.
In conclusione, il clan Angelino dimostra come la criminalità organizzata si sia evoluta, non solo mantenendo un controllo territoriale, ma estendendo le proprie radici nel mondo digitale, dove l’immagine e il riconoscimento sociale assumono un ruolo centrale.
