Proteste dei genitori e assenza dei bambini a scuola: a Napoli la situazione si fa rovente. Di fronte all’istituto comprensivo Alberto Mario, centinaia di famiglie hanno tenuto un sit-in che racconta una realtà insostenibile. “La nostra scuola è morta”, dicono, esponendo manifesti funebri simbolici come forma di protesta, un funerale per la pubblica istruzione che non funziona.
Le famiglie non mandano i figli a lezione per attirare l’attenzione delle istituzioni su problemi che, secondo loro, sono ormai diventati una situazione di emergenza. “Siamo arrivati a autotassarci e a portare da casa persino la carta igienica”, racconta una madre, mentre nei suoi occhi si legge la frustrazione di troppi mesi di silenzio.
Le problematiche sono variegate: un commissariamento del Consiglio d’istituto, dimissioni inspiegabili e collaboratori in fuga. Queste criticità pesano come macigni sulla vita degli studenti di questo quartiere, rendendo incerto il regolare svolgimento dell’anno scolastico. “I nostri figli meritano di più”, afferma un padre, visibilmente preoccupato per il futuro.
Nel documento distribuito durante la protesta, i genitori chiedono un intervento immediato degli uffici scolastici. “Ci aspettiamo verifiche sulla condizione dell’istituto”, scrivono, affinché vengano adottate misure urgenti per restituire un minimo di normalità alla vita scolastica.
E mentre il sit-in continua, i volti di genitori e bambini raccontano una storia di lotta e resilienza. In un clima di crescente tensione, c’è il timore che senza un intervento deciso la scuola possa diventare un miraggio per molti ragazzi di questo angolo di Napoli. Quale sarà il destino dell’Alberto Mario? E le istituzioni ascolteranno il grido di aiuto che si leva forte tra le strade di questa città?